sabato 19 settembre 2020

Corleone, la paura fa lockdown: tutti a casa ed esami a tappeto


Una coppia di turisti canadesi con la mascherina in giro per Corleone

di GIORGIO RUTA
Una festa di matrimonio con quattro invitati che erano positivi senza saperlo: finora dieci casi Scatta il test su duecento persone presenti in chiesa o al ristorante. Il sindaco ferma le scuole
CORLEONE — A contare i passanti con la mascherina verrebbe da dire che la paura è tanta. «Adesso la indossano tutti, ma fino a qualche giorno fa…», sospira un pensionato che ha tirato fuori anche i guanti. A Corleone sembra che il tempo sia tornato indietro: lo percepisci dalla prudenza degli abitanti, lo noti da una parola pronunciata con timore: lockdown. In piccolo è quello che ha imposto il sindaco Nicolò Nicolosi, dopo la scoperta di 10 casi nel paese del Palermitano. Con un’ordinanza, firmata giovedì sera, chiude scuole e villa comunale, consente ai pub di restare aperti solo fino alle 22, mentre palestre e campi di calcio non possono andare oltre le 20.

Eccesso di zelo? «No, io sono un liberal, tipo Sgarbi, ma senza eccessi. Figuratevi se volevo fermare tutto, però la situazione ce lo impone » . La situazione, come la chiama il sindaco, è questa. Il 12 settembre, in un ristorante di Corleone, è stato festeggiato un matrimonio con 250 invitati. Tra i partecipanti c’erano quattro positivi, parenti dell’infermiera dell’ospedale Ingrassia di Palermo risultata contagiata martedì, e che naturalmente non sapevano di esserlo. La preoccupazione è che nella sala o in chiesa il virus sia circolato velocemente. Tre positivi sono stati già scoperti. « E poi — continua il sindaco — ne abbiamo individuato altri tre che non sembrano avere alcun collegamento con gli altri » . Ma almeno uno di questi potrebbe aver partecipato a un altro matrimonio, avvenuto il 15 ottobre, con altri 250 invitati: è un infermiere che fa visite a domicilio nei paesi del circondario.

Vanno ricostruiti i contatti di tutti i contagiati per contenere il virus. I medici dell’Usca ( la task force dell’Asp che fa esami a domicilio per tracciare i contagi) si sono messi subito al lavoro. I carabinieri hanno acquisito la lista dei partecipanti alle nozze del 12 settembre, il Comune ha inviato un’email per invitare chi fosse in sala o in chiesa a segnalarlo: si sono fatte vive duecento persone. Camerieri, ospiti, musicisti, preti e sposini vanno in quarantena.

Nell’attesa che i tamponi dicano quanto veloce sia stato il virus, il sindaco Nicolosi ha dovuto prendere una decisione che semplice non era. A convincerlo, dopo diverse telefonate e incontri con prefettura, Asp, forze dell’ordine e presidi delle scuole del territorio è stato un dato: «A quel matrimonio hanno partecipato 30 ragazzi potenzialmente in grado di moltiplicare la diffusione del virus andando in classe».

Non restava, così, che armarsi di pazienza e richiudere gli istituti superiori che avevano aperto da appena tre giorni e rimandare l’inizio dell’anno scolastico all’istituto comprensivo. Un destino beffardo ha voluto che a sospendere le lezioni fosse l’unica scuola siciliana che aveva ricevuto i banchi monoposto. « E sì, ci eravamo preparati per abbassare al massimo i rischi… » , racconta Natalia Scalisi, preside del Don Colletto che in tre sedi, tra Corleone e Marineo, ha liceo classico e scientifico e indirizzi tecnici. Troppo pericoloso continuare le lezioni, alimentando un giro di contatti fra quasi mille persone: alunni, insegnanti, bidelli e amministrativi. « C’è un po’ di ansia, ma adesso è il momento di trasmettere ai nostri ragazzi il senso di responsabilità — continua la preside — Ci sono generazioni che fuggono dalla guerra, noi dobbiamo fare molto meno per limitare il virus ».

Piccoli o grandi sacrifici, è una questione di punti di vista. Il Comune ha annullato una sfilata di moda, ma ha deciso di non vietare altri due matrimoni previsti nei prossimi giorni. « Effettueremo controlli per far rispettare le misure di distanziamento», assicura però il sindaco Nicolosi che annuncia test sierologici per tutti i dipendenti pubblici del territorio, dai comunali alle forze dell’ordine.

Siamo a settembre, ma la paura sembra essere quella del marzo scorso. Alcuni commercianti si sono lamentati per le limitazioni, ma senza crederci troppo: hanno paura pure loro. Al contrario di un vecchietto che indica le telecamere dei tg davanti al municipio: « Sono qui per la solita storia della mafia? — domanda, sollevando il bastone — Ah, per il virus. E vabbè, prima o poi doveva arrivare pure a Corleone».

La Repubblica Palermo, 19 settembre 2020

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