martedì 4 agosto 2020

La fuga dei talenti ci costa 30 miliardi l’anno

DI CORRADO ZUNINO
Studio della Rome Business school: in dieci stagioni 182 mila laureati sono espatriati. Crescono le donne, la metà emigra dal Sud, ma Roma e Milano sono le città con l'esodo maggiore
ROMA - Il Paese più vecchio d'Europa non riesce a trattenere i suoi giovani talenti. E ci rimette una barcata di soldi. Uno studio della Rome Business school, intitolato “L’Italia e il malessere demografico: arginare la fuga dei cervelli, trattenere i talenti, modernizzare il sistema educativo italiano”, sostiene che i giovani laureati che negli ultimi dieci anni hanno abbandonato la nazione sono stati 182 mila, età media trent’anni. Solo nel 2018 si è toccata quota trentamila, a dimostrare che l'allontanamento, altrimenti detto fuga, è cosa recente, problema contingente. Rispetto al 2009, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 punti percentuali) che tra gli uomini (+7 per cento). Sempre nel 2018, hanno lasciato il Paese 123 mila italiani (di varia istruzione), di cui il 72 per cento sotto i 30 anni.

Si salva solo il Trentino

La fuga dei cervelli, sostiene il lavoro raddoppiando le perdite economiche indicate un anno fa  dal ministro dell'Economia Giovanni Tria , costa ogni anno allo Stato  30 miliardi di euro  (sono gli investimenti pubblici sostenuti per la formazione di questa aliquota di giovani). Solo nel 2018, 242.353 persone si sono iscritte al Registro degli italiani all’estero (Aire). Di queste, il 53,1 per cento ha indicato come finalità l'espatrio. Sono soprattutto uomini (55,2 per cento) e giovani tra i 18 e i 34 anni (40,6 per cento) o giovani adulti (35-49 anni, 24,3 per cento): il 65 per cento, si vede, sono persone in piena età lavorativa.

L’esodo si attiva da diciannove regioni, con la sola eccezione del  Trentino-Alto Adige . Quasi la metà dei migranti all'estero (48,9 per cento) parte dal Sud, il 35,5 per cento dal Nord e il 15,6 dal Centro. Le prime sei province, per numero di espatriati, sono state nell'ordine:  Roma ,  Milano ,  Napoli ,  Treviso ,  Brescia ,  Palermo .
    
Il  Regno Unito  è stata la destinazione europea scelta dai giovani, anche dopo il referendum di uscita dall'Unione europea (giugno 2016): nel 2019 ha accolto 21 mila "italiani all'estero" per un totale di 133 mila dal 2009 al 2018. Segue la  Germania , 18 mila nel 2018, quindi la  Francia  (14 mila), la  Svizzera  (10 mila) e la  Spagna  (7 mila). Tra i Paesi extra-europei, in testa all’espatrio italiano sono Brasile ,  Stati Uniti ,  Australia  e  Canada  (18 mila immigrati l'anno per queste quattro nazioni).
  

"Così è più profonda la crisi demografica"

Lo studio mette in relazione la mai sopita spinta all'emigrazione italiana con la profonda crisi demografica che stiamo vivendo. "L’Italia, già Paese più vecchio d’Europa, perderà 6,8 milioni di abitanti, l’11 per cento della sua popolazione, nei prossimi 45 anni", si legge. Da una parte  la pandemia  e, dall'altra, l'esodo dei giovani hanno accelerato il processo.

Una delle leve per attrarre italiani qualificati, ed emigrati, è quella del vantaggio fiscale, ma viene praticata a fasi alterne e con diverse contraddizioni, come abbiamo già raccontato attraverso  uno studio  del Gruppo Controesodo. Il Decreto rilancio del maggio 2019 ha previsto un incremento dal 50 al 70 per cento della riduzione dell’imponibile per chi rientrava, ha introdotto maggiori agevolazioni fiscali per altri cinque periodi d’imposta se nel trasferimento erano coinvolti figli minorenni, se si acquistava casa in Italia o si trasferiva la residenza al Sud. Furono ampliati, un anno fa, anche i vantaggi per doceni e ricercatori rientranti. Nonostante questo, metà dei connazionali inizialmente attratti dal richiamo, sono ripartiti.

La Repubblica, 4 agosto 2020


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