lunedì 20 luglio 2020

Per chiarirci le idee sulla cosiddetta trattativa stato-mafia

G. C. Marino in un disegno di G. Porcasi
G. CARLO MARINO
Sono stato spettatore quasi casuale, da un convento toscano da me prescelto come rifugio estivo, della lunga trasmissione della 7 in memoria di Paolo Borsellino. Molte informazioni su dettagli della cronaca giudiziaria. Autodifesa pubblica ovvero autoriabilitazione pubblica dell'ex ministro Mannino uscito indenne dai tribunali e definitivamente assolto con formula piena. Una toccante riproposizione di interviste a Paolo Borsellino e molto d'altro sul tema rovente della trattativa Stato-mafia. Ma, francamente,  sono stato ancora una volta colpito dalla "normale" incapacità di quegli amabili conversatori (a parte qualche accenno di Mentana) di sollevarsi dalla corrente vulgata che si ostina a confinare la mafia nella riduttiva e falsante rappresentazione di "criminalità organizzata". Ancora una volta, ho dovuto rilevare  come e quanto la carenza di informazione storica sulla questione sia all'origine della sua invitta e invincibile banalizzazione.
Quel che in genere manca quasi del tutto è la capacità di capire che la mafia-mafia (la vera mafia) è soprattutto un fenomeno politico: il fenomeno di un potere che si autopropone come autonomo e autoreferenziale a prescindere dallo Stato e da ogni forma o ipotesi di "legalità", ovvero come una specie di "legalità" alternativa a quella ufficiale. La "trattativa" non fu una semplice e volgare faccenda di criminali interessati (come del resto sarebbe stato ben comprensibile!) a conquistarsi un migliore trattamento carcerario. Fu qualcosa di molto più grave e coinvolgente. Ne scrivo nei seguenti termini nella nuova edizione (la settima) della mia "Storia della mafia" edita da Newton e Compton: il "papello", ovvero il monte delle richieste mafiose allo Stato  fu "IL REGISTRO DI QUANTO LA MAFIA-MAFIA (tramite Vito Ciancimino)  RITENEVA CHE SI DOVESSE NELL'IMMEDIATO CONCEDERE ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA, AFFINCHE' ESSA STESSA (LA MAFIA-MAFIA DEI "COLLETTI BIANCHI", NON LA VOLGARE MAFIA DEI CRIMINALI) FOSSE MESSA IN GRADO DI APRIRE PACIFICAMENTE UN NUOVO CAPITOLO DEI SUOI RAPPORTI CON LA POLITICA NEL NUOVO ORDINE CHE SI STAVA PREFIGURANDO PER LO STATO REPUBBLICANO" dopo il crollo del muro di Berlino e la fine degli equilibri di potere imposti in Italia dalla guerra fredda. In questi termini, quella "trattativa" (che fruttò ai delinquenti  qualche immediato sollievo in termini di  trattamento carcerario) aprì la strada ad una nuova fase storica che passava degli sconvolgimenti prodotti da Tangentopili e dal crollo della "repubblica dei partiti"  e che si sarebbe stabilizzata nel nascente sistema berlusconiano. Fu, in altri termini, un'operazione condotta dai poteri mafiosi che dovevano ristrutturare i loro rapporti con  la poltica nazionale, naturalmente assicurando qualche beneficio anche alla loro base criminale. So bene che non è facile capire questo complicato processo, ma mi ostino a credere che tutti -dico tutti (quale che sia la cultura di ciascuno) - possano comprenderlo. Basta vedere la questione al di là del ristretto campo della cronaca giudiziaria acquisendo sufficiente informazione storica.
G. C. Marino

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