domenica 12 luglio 2020

Mafioso parente di Riina, ma intascava lo stesso il reddito di cittadinanza


Nel 2011 fu arrestato perché, insieme al fratello del capo dei capi Totò Riina, Gaetano, si occupava delle estorsioni nel territorio tra Corleone e Mazara del Vallo. È stato condannato per mafia in questi anni ma da oltre un anno Alessandro Correnti, 48 anni, percepiva il reddito di cittadinanza. Ovviamente un sussidio non dovuto proprio a lui che era stato condannato per aver fatto parte di Cosa nostra a Corleone. I finanzieri della tenenza di Corleone, nel corso dei controlli relativi ai benefici erogati dall’Inps, lo hanno denunciato alla procura.

La condanna per mafia è uno degli ostacoli per accedere al reddito di cittadinanza. E, invece, Alessandro Correnti aveva già intascato 9.800 euro dall’aprile del 2019 ed è anche sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di soggiorno nel comune di Corleone.
Il gruppo di Palermo della finanza, da alcune settimane, sta eseguendo controlli a tappeto per verificare i requisiti di chi ha ottenuto il reddito di cittadinanza. Le somme percepite da Correnti saranno sequestrate. «I controlli proseguono – dice il comandante del Gruppo Palermo, Alessandro Coscarelli – per verificare le autocertificazioni presentate ».
Quando nel luglio del 2011 Correnti venne arrestato, furono ricostruite tutte le minacce e la sottomissione dei commercianti a Corleone. Nessuno dei commercianti contattati dagli investigatori ammise mai nulla. Eppure le indagini avevano trovato diversi riscontri ai ricatti imposti dal nuovo clan Riina, che poteva contare su due giovani reggenti, Giuseppe Grizzaffi ( pronipote dei Riina) e il cognato Alessandro Correnti. Il fratello di Totò Riina faceva invece da supervisore e consigliere. Le microspie raccontarono anche di un imprenditore del settore ortofrutticolo che telefonò addirittura a casa di Gaetano Riina per mettersi a posto con la tassa mafiosa. Alla moglie del boss affidò un messaggio: « Devo consegnare un acconto di 300 sui 2800 concordati». Il fratello di Totò Riina pensò addirittura a una trappola della polizia. E allora mise in guardia i suoi fidati. Ma quell’imprenditore non era un poliziotto, era un disperato che seguiva le leggi della mafia. Da qualche anno il nome di Alessandro Correnti non fa parte delle cronache giudiziarie e forse, anche lui, sperava che il suo cognome venisse dimenticato e ha presentato una richiesta per il reddito di cittadinanza che gli è stato, incredibilmente, concesso. La guardia di finanza, invece, quel cognome non lo ha dimenticato e ha scoperto il raggiro. — ro.ma.
La Repubblica Palermo, 12 luglio 2020

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