lunedì 20 luglio 2020

L'allergia ai controlli sulle spese sanitarie in Sicilia



Pubblichiamo questo articolo del dott. Filippo Grippi, pubblicato su La Repubblica Palermo del 13 novembre 2014, che sembra scritto oggi. Dimostra l'allergia ai controlli della classe dirigente in Sicilia sulle spese sanitarie. Ma il discorso si può allargare... (dp)
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FILIPPO GRIPPI
La Corte dei conti, più volte, ha bacchettato il sistema sanitario della Regione per i facili acquisti nelle aziende sanitarie. Prezzi alti, affidamenti diretti delle forniture, qualità e quantità dei beni acquistati privi di criteri obiettivi e riproducibili e soprattutto pochi controlli. In sostanza dopo la sanitopoli degli anni 90, gare a trattativa privata con le famose tre ditte e i sistemi d'infungibilità sembrano essere drammaticamente tornate in auge.

Negli anni '80 e '90 le trattative private furono al centro di un grande conflitto, a partire «dalle grandi manutenzioni del Comune di Palermo», ma poi si vide che all' Ospedale Civico era uguale e Palermo ancora adesso paga prezzi altissimi per il dilagare della mafia. La trattativa privata è il sistema di gara con cui in questi anni, si sono spese somme enormi della sanità. Quando avviene un evento eclatante come quello della gara dei pannoloni o per l' eco sulla stampa dei richiami della Corte dei conti, l' assessorato Sanità annuncia interventi per attivare i controlli e il monitoraggio degli acquisti. Ma non risultano attivati uffici o la messa a punto di check list di regole da fare rispettare. La questione non è nuova, già trent' anni fa per porre un freno ai vizi negli acquisti, era stato introdotto l'articolo 80 della legge regionale 69 del 18aprile 1981, mai abrogato e attualissimo nella sua essenza. Si attribuiva in capo all' assessorato Sanità,«il compito di provvedere a idonee ricerche di mercato per realizzare una efficace informazione sui prezzi, un corretto indirizzo economico merceologico ed una migliore gestione economica dell'assistenza sanitaria». Per essere chiari, un vero e proprio «osservatorio dei prezzi e delle procedure per gli approvvigionamenti », come si disse allora, una guida per gli acquisti dei beni e servizi della Sanità siciliana. Nulla è stato fatto o tentato, completamente ignorato così come si può vedere nei siti ufficiali delle aziende sanitarie, degli ancora fragili link "amministrazione trasparente". Altra questione in materia di controlli: i medici possono avere un unico rapporto di lavoro con le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate. Ogni medico quando instaura un rapporto di lavoro deve fare una dichiarazione di notorietà con cui attesta di non trovarsi in alcuna delle condizioni di incompatibilità. Gli uffici dell' Asp devono accertare la veridicità delle dichiarazioni e chiedono alle Asp della Regione e agli uffici dipendenti di operare le verifiche, come previsto dal DPR 445/2000.
Un vorticoso proliferare di richieste, di accertamenti su liste di nomi frequenti e confuse, che entrano ed escono per le Asp e i distretti della Sicilia. Verifiche fatte a mano, ripetitive e ridondanti. Palese è lo scarto tra "il noioso lavoro" richiesto e i risultati osservati. Dopo lustri di tale pratica, si sarebbe potuta implementare una banca dati regionale presso l'Assessorato, dove registrare i rapporti di lavoro, che si stipulano o rescindono nel sistema sanitario. Invece così, qualche furbo continua a farla franca.Forse i controlli sono come le rivoluzioni, tutti le invocano ma nessuno le vuole fare.
Per esempio i fatidici elenchi dei manager, che sono fatti sulla base di titoli autocertificati ai sensi DPR445/2000, sempre quello di prima che prevede per l' amministrazione che riceve dei documenti autocertificati di fare dei controlli sulla veridicità di quanto dichiarato dall'interessato. L'assessorato nonha approntato delle procedure di controllo obiettive e standardizzate. Negli anni si sono determinati  elenchi per direttori generali, direttori sanitari e amministrativi su cui non sempre sono stati fatti i necessari controlli.
Le stesse verifiche quando si fanno non sono improntati a principi di uniformità e certezza disciplinate nelle leggi. Insomma, laddove dovrebbe esserci il maggior tasso possibile di certezza normativa si ha invece un elemento di discrezionalità che spesso arriva fino all'arbitrio. In uno Stato di diritto nessuno può essere al di sopra della legge e al di sopra di ogni sospetto. Le stesse autocertificazioni di quanto si dichiara, può avvenire che non vengano supportate da valide assunzioni di responsabilità, che la legge prevede. Ma quanta resistenza per i controlli, anche quando vengono espressamente richiesti sulla base di legittimi dubbi e interessi. Sia sugli acquisti, che sulle autocertificazioni, i controlli devono essere organizzati e standardizzati, se si vogliono risultati e non "una pura formalità".
FILIPPO GRIPPI
13 novembre 2014
Pagina 7 La Repubblica (ed. Palermo)

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