martedì 21 luglio 2020

LA STRAGE DI VIA D’AMELIO. La figlia del boss infiltrato adesso accusa lo Stato: “Vittima come Borsellino”


di SALVO PALAZZOLO
PALERMO — Si aggira in via D’Amelio, nell’ora dell’esplosione che spazzò via Paolo Borsellino e la scorta, 28 anni fa, come se stesse cercando qualcosa. Un indizio, una traccia. Ore 16,58. «I mandanti che hanno voluto la morte del giudice Paolo hanno ucciso anche mio padre», sussurra Luana Ilardo, è la figlia di Luigi, l’autorevole capomafia della provincia di Caltanissetta che per un anno e mezzo fece il confidente di un colonnello dei carabinieri, poi il 10 maggio 1996 l’ammazzarono sotto casa, a Catania. Stava per diventare ufficialmente un collaboratore di giustizia, aveva già incontrato magistrati e ufficiali del Ros a Roma. «Mio padre lavorava per lo Stato, ma qualcuno all’interno dello Stato lo tradì, svelando il suo vero ruolo — accusa ora la figlia — Voglio sapere chi. Di sicuro, qualcuno che aveva paura delle cose che papà poteva ancora raccontare». Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, ha voluto Luana Ilardo accanto a sé nel momento del ricordo in via D’Amelio. «Perché anche Paolo fu tradito — dice — e la verità sulle stragi è dentro lo Stato».

Luigi Ilardo fu il primo a svelare che l’organizzazione mafiosa aveva un referente politico molto particolare, Marcello Dell’Utri, all’epoca ancora nessun pentito lo aveva chiamato in causa. Disse pure che dietro le stragi del 1992 c’era un pezzo deviato dello Stato. Intanto, faceva arrestare latitanti di rango, aveva anche offerto l’indicazione giusta per arrivare a Bernardo Provenzano. Non ci fu tempo per altre dichiarazioni, qualcuno aveva soffiato a Cosa nostra il doppio gioco di Ilardo. «Quando lo uccisero avevo 16 anni — ricorda Luana — e ancora non sapevo della scelta di papà: dopo essere uscito dal carcere voleva cambiare vita, per questo aveva iniziato a fare l’infiltrato, passando notizie al colonnello Michele Riccio». Una vita rocambolesca. Di giorno, indossava l’abito del temuto capomafia; la sera, incontrava in campagna il suo contatto con lo Stato.
Ora, in via D’Amelio, le storie di Paolo Borsellino e di Luigi Ilardo si intrecciano nei racconti del fratello e della figlia. Uomini entrati in un gioco troppo grande, che sapevano di rischiare la vita. «Negli ultimi tempi, papà era preoccupato, dormiva dentro l’auto blindata ». Uno dei mandanti del delitto fu il cugino di Ilardo, Piddu Madonia, padrino legatissimo a Bernardo Provenzano. «Per alcuni sono la figlia di un mafioso; per altri la figlia di un infame – ora sorride Luana – ma ho deciso di dire la mia per tentare ridare un briciolo di dignità a mio padre, a un uomo che lo Stato ha dimenticato, dopo averlo mandato al macello. E anche noi siamo stati a rischio, dopo il suo omicidio, io e mia sorella siamo fuggiti da Catania, su uno scooter, quello che papà ci aveva regalato appena uscito dal carcere: avevamo soltanto qualche vestito dentro uno zaino e venti mila lire in tasca».
Via D’Amelio si riempie, ci saranno 400 persone. Salvatore Borsellino rilancia: «Non smetteremo di cercare l’agenda rossa di Paolo, sarà in qualche palazzo delle istituzioni». La chiave del mistero resta nei 57 giorni fra la morte di Falcone e quella di Borsellino. «C’è un dialogo fra Riina e Ganci dopo la strage di Capaci, riferito dal pentito Cancemi, che racconta molto — suggerisce l’ex pm della “Trattativa” Roberto Tartaglia, oggi vice capo del Dap, anche lui in via D’Amelio con il presidente dell’Antimafia Nicola Morra — “Me ne assumo io la responsabilità”, diceva Riina. E Ganci commentava: “Ma perché tutta questa premura?”. Commento di Cancemi: “Come se lui avesse qualche impegno preso”». Chi aveva chiesto a Riina di accelerare la strage di via D’Amelio? E perché?
Ieri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare Paolo Borsellino con un messaggio accorato in questo momento così particolare per la giustizia e l’antimafia: «Continuerà a indicare ai magistrati, ai cittadini, ai giovani la via del coraggio e dell’intransigenza morale».
La Repubblica, 20 luglio 2020

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