martedì 2 giugno 2020

Palermo, sbagliato lo sfratto all’Associazione delle donne di Benin City, che rappresenta un presidio sociale nel territorio

Due rappresentanti delle donne di Benin City

UMBERTO SANTINO
Lo sportello dell’Associazione delle Donne di Benin City, che era ospitato nei locali di via Montevergini, è stato chiuso per decisione dell’amministrazione comunale. L’Associazione è uno degli esempi più significativi negli ultimi anni di antimafia sociale che vede le donne protagoniste di un progetto di liberazione dalla tratta e dallo sfruttamento sessuale. Tanto più significativo se si pensa che essa opera all’interno della comunità nigeriana presente a Palermo anche con gruppi criminali che si possono considerare associazioni di tipo mafioso. Questa è stata una delle ragioni per cui il Centro Impastato e il No Mafia Memorial hanno sostenuto la loro attività, organizzando incontri, esponendo una mostra documentaria, costituendosi parte civile al processo agli affiliati alla Black Axe.

Gli scontri che ci sono stati nei giorni scorsi nel quartiere Ballarò-Albergheria mostrano una realtà inquietante e contraddittoria, in cui, accanto a luoghi di aggregazione storici e nuovi, hanno libero corso i traffici di droga e c’è una rete capillare di Connection houses dove si pratica la prostituzione, con modalità di tipo schiavistico.
Non bastano le forze dell’ordine a costituire un presidio efficace sul territorio, e in ogni caso dovrebbero essere presenti permanentemente e non per sporadiche perlustrazioni; occorre moltiplicare gli spazi di lavoro, di legalità praticata e non solo predicata, soprattutto in un periodo come questo in cui c’è il rischio che le mafie rilancino il loro ruolo, non solo con i traffici illeciti ma accaparrandosi i capitali destinati alle opere pubbliche, praticando il prestito usuraio alle attività economiche in crisi e gestendo forme di welfare per strati marginali ulteriormente impoveriti.
Sfrattare le Donne di Benin City e chiudere il portone in attesa della ripresa con chissà quali tempi delle attività culturali a cui sono destinati i locali di via Montevergini, è proprio l’esatto contrario di quello che si dovrebbe fare.
Tempo fa è stata chiusa la Casa del popolo di via Cavour che svolgeva un’ottima attività e non si è voluto neppure discutere una proposta che bisognerebbe riconsiderare: fare un censimento degli spazi pubblici e privati abbandonati e destinarli ad attività sociali, invitando le varie associazioni a presentare i loro progetti.
Intanto lo sportello dell’Associazione delle donne di Bei City va subito riaperto nei locali in cui operava, destinandoli stabilmente alla loro attività, o trovando in tempi brevi un altro spazio.
Umberto Santino Presidente del Centro Impastato – No mafia Memorial
centroimnpastato@gmail.com –www.centroimpastato.com – www.nomafiamemorial.org

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