sabato 20 giugno 2020

Errori, silenzi, sospetti: un falso lungo tre mesi che ha gonfiato l'allarme virus in Sicilia

Il Presidente della Regione, Nello Musumeci

di EMANUELE LAURIA
Sin dall’inizio duplicate le cifre dei tamponi fatti alle stesse persone. Ai primi di maggio Razza si accorge dell’anomalia. Parte l’indagine, ora la verità. I positivi sono 150, mentre mercoledì ne risultavano 805. Divieti eccessivi? L’assessore: “No, ci siamo basati solo sui ricoverati”
Il dato positivo — inequivocabilmente, fortunatamente positivo — è che il numero dei siciliani contagiati è molto più basso di quanto la Regione comunicava fino a un paio di giorni addietro: 150 tuttora infetti — 21 ricoverati, 5 in terapia intensiva, gli altri in assistenza domiciliare — a fronte degli 805 dichiarati nell’ultimo bollettino, risalente a mercoledì scorso. Un clamoroso errore di conteggio che si è perpetuato per settimane, veicolato da aggiornamenti quotidiani letti con ansia da medici, amministratori, gente comune. Che all’improvviso hanno scoperto che la situazione era parecchio meno grave di quanto prospettato. "E meno male", hanno pensato in tanti. Esprimendo un sentimento colto al volo dagli imbarazzati esponenti di governo regionali, pronti a sottolineare l’aspetto buono della vicenda. "La Sicilia è quasi Covid free", recita il commento di Palazzo d’Orleans, piombato nelle redazioni alle nove di un giovedì non qualunque, a coprire pietosamente lo svarione.

Si badi, questa non è una storia che comincia adesso. Ma trae le mosse a inizio maggio, quando l’assessore Ruggero Razza invia un commissario per l’emergenza Covid all’Asp di Catania. Lui si chiama Pino Liberti, sceglie un gruppo di collaboratori a titolo gratuito e si accorge ben presto (forse è stato scelto proprio per questo) che qualcosa sui dati raccolti nella provincia etnea non quadra. Il sospetto è che ci sia qualche anomalia nei numeri caricati sulla piattaforma informatica. Fa una verifica anagrafica, un controllo su domicili e residenze, e scopre il “bug” più vistoso nel meccanismo siciliano di reperimento e trasmissione delle informazioni: all’ultima conta, l’Asp ha comunicato — solo nel Catanese — 294 guariti in meno di quelli reali.
Cos’è successo? Semplicemente, sin dall’inizio dell’emergenza, nei tabulati si sono duplicati i tamponi fatti alle stesse persone, cosicché il numero dei “negativizzati” in aumento non andava a far abbassare quello di chi in precedenza era stato trovato positivo. Una sovrapposizione che ha fatto saltare un’equazione algebrica da studenti di prima media e che purtroppo, seppure in modo meno rilevante, si è verificata anche in altre province. Ciò ha portato l’assessorato alla Salute a disporre il “riallineamento” dei dati, modo elegante per definire la “correzione”. Il particolare curioso è che adesso, parlando con i dirigenti delle varie Asp, ti accorgi d’un tratto di aver vissuto in una sorta di second life: in provincia di Palermo i dati sono meno di cinquanta e non 217, a Messina addirittura 12, un decimo di quelli annunciati sino a lunedì.

DI CLAUDIO REALE
Ma com’è possibile che nessun dirigente, funzionario, primario sul campo in qualsiasi punto della Sicilia non si sia accorto in queste settimane che quei dati quotidianamente dati all’opinione pubblica non erano aderenti alla realtà? Il ricalcolo continua, fra le incertezze, e secondo la tabella provvisoria della Protezione civile la Sicilia, dall’inizio dell’emergenza, ha fatto registrare 397 casi in meno rispetto a quelli ufficiali. Un decimo dei malati sono “spariti” dal computo. "Il processo di riallineamento riguarda anche altre regioni", si difende Razza. Dallo stesso documento della Protezione civile risulta, ieri, che solo l’Abruzzo ha corretto i suoi dati: ma con uno scostamento minimo, di soli due errati positivi.

Ora, il punto è: i dati non veriteri, in queste settimane, hanno condizionato le scelte dell’amministrazione? "A causa del conteggio sbagliato — dicono Antonello Cracolici e Baldo Gucciardi del Pd — si è determinato un allarme sovradimensionato che ha portato alla paralisi delle attività commerciali, con provvedimenti drastici di chiusura che in Sicilia sono andati anche al di là di quelli indicati dal governo nazionale". Ma l’intero sistema sanitario potrebbe essere stato calibrato, in modo fallace, su quei numeri colposamente “gonfiati”. Razza dice che non è così: "Tutti i provvedimenti sono stati adottati sulla base di altre cifre non viziate da errori, quelle sul numero giornaliero dei nuovi casi e sui ricoveri. In ogni caso, aspetto una relazione dettagliata dall’Osservatorio epidemiologico. Chi ha sbagliato pagherà".

I 5Stelle all’Ars danno forma ad altri sospetti: "Ci chiediamo se tali errori siano da imputare anche a chi è stato nominato da Musumeci quale commissario straordinario per l’emergenza". Ovvero Antonio Candela, finito in carcere per tangenti. C’è un happy end, per fortuna, costituito dal fatto che in Sicilia il virus circola ancor meno di quanto si diceva. Evviva. Ma con vent’anni di ritardo la Sicilia fa i conti con il suo millennium bug.
La Repubblica Palermo, 19 giugno 2020

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