sabato 20 giugno 2020

Corleone, 1993: quella rivoluzione toponomastica in funzione antimafia

Il dott. Fulvio Manno

Intervista esclusiva di Dino Paternostro al dott. Fulvio Manno, commissario straordinario a Corleone nel 1993, che intitolò la piazza più grande della città a Falcone e Borsellino, e tante altre vie alle vittime innocenti di mafia, tra cui Placido Rizzotto.
DOMANDA: come nacque l’idea dell’intitolazione della Piazza ai giudici Falcone e Borsellino ed alcune vie alle vittime della mafia?
MANNO: Nella qualità di Commissario Straordinario di Corleone, dal 22 aprile 1993 al 26 luglio 1993 , da subito mi ero reso conto della necessità di dare un forte segnale della presenza dello Stato.

Parlando con un cittadino corleonese, di cui non ricordo il nome, lo stesso mi fece osservare che a Corleone esistevano le vie Bagarella e Liggio, intestate a cittadini corleonesi benemeriti che non avevano nessun collegamento con la mafia, mentre non esisteva alcuna via che ricordasse le vittime della mafia, con ciò potendo ingenerare nei giovani che non conoscevano la storia della Città un’errata valutazione su tali nomi che ricorrevano nelle cronache giudiziarie.
Ho recepito immediatamente l’osservazione e già il 10 luglio 1993 ho dato disposizioni all’ufficio tecnico per l’intestazione di alcune strade alle vittime della mafia, tra cui Placido Rizzotto, il sindacalista corleonese ucciso dalla mafia nel 1948, diventato noto al grande pubblico solamente nel 2000 grazie al film di Pasquale Scimeca,  ed in particolare ai magistrati Falcone e Borsellino avvalendomi dell’art. 8 della legge regionale 12 marzo 1986 n. 10 che dava tale possibilità in deroga alla normativa sulla toponomastica che imponeva di dedicare vie a piazze solo dopo 10 anni  dalla morte.
Infatti il 16 luglio 1993 ho fatto un comunicato stampa a tal proposito.
Città Nuove nella manifestazione del 18 luglio 1993 propose di intestare ai giudici anziché due strade la piazza principale del paese.
La delibera n. 247 del 22 luglio 1993, con cui fu intitolata
a Falcone e Borsellino la piazza V. Emanuele III
L’idea mi sembrò eccellente per l’importanza della piazza dove si svolgevano le feste, le manifestazioni e per la presenza della Caserma dei Carabinieri.
Così il 22 luglio 1993 adottai la delibera 247 di intitolazione della piazza principale del paese, dove si svolgevano tutti gli eventi più importanti, ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, una Piazza alle vittime della mafia, e tre vie a Francesca Morvillo, Emanuela Loi e Placido Rizzotto.
L’importanza dell’operazione non è solo nell’intestazione della Piazza ma nella rivoluzione toponomastica in funzione antimafia, per scuotere fortemente un paese che in quel periodo era ancora in una situazione di dormiveglia.
Successivamente dal 27 luglio lasciai il Comune per andare in ferie ed il Presidente della Regione nominò un altro Commissario.
Da segnalare che immediatamente dopo la delibera ricevetti a casa alcune telefonate di protesta dei monarchici.
Il nuovo Commissario Francesco Fazio, in data primo settembre 1993, revocò la delibera restituendo l’intitolazione della piazza a Vittorio Emanuele.
Tale decisione divenne immediatamente un caso nazionale, il Presidente Campione, sostituì Fazio in 24 ore e nominò Nicolò Scialabba con il preciso mandato di ripristinare quanto avevo fatto in merito all’intitolazione della Piazza.
Ovviamente vi furono altre proteste dei Monarchici che denunciarono Campione per abuso d’ufficio per avere sostituito Fazio.
L’apposizione della targa ufficiale avvenne il 29 gennaio 1994 ad opera del nuovo Sindaco Giuseppe Cipriani.

DOMANDA: Altri episodi particolari della sua esperienza corleonese?
MANNO: Si, la pratica dell’iscrizione nel registro di anagrafe di Salvatore Riina. A maggio 1993 Riina presentò un’istanza di reiscrizione nei registri di anagrafe del Comune di Corleone. Il Segretario Generale del Comune di Corleone, dott. Martino Spatafora mi presentò all’ultimo minuto prima di andare via dal Comune già in piedi sulla porta dell’ufficio, a metà maggio, la delibera di reiscrizione sottolineando che si trattava di un atto di routine poiché era la reiscrizione di un cittadino corleonese cancellato poiché era diventato irreperibile. Dopo avere accertato di cosa si trattasse dissi al segretario leggo il provvedimento a casa e dopodomani, quando torno la firmo, ed al   segretario che mi aveva sottolineato l’urgenza dell’adozione, risposi per 48 ore non muore nessuno.  La tesi del segretario era che poiché il Riina era stato cancellato per irreperibilità toccasse al Comune dove prima era iscritto reiscriverlo nei registri di anagrafe. La mia tesi era, invece, quella, che la reiscrizione dovesse essere accompagnata dall’effettiva residenza e ciò non era possibile per l’ergastolo che Riina stava scontando nel Carcere romano di Rebibbia per cui era il Comune di Roma a dovere provvedere all’iscrizione nei propri registri di anagrafe.
 L’interesse era dovuto al fatto che Riina doveva sposarsi e fare le pratiche presso il Comune era molto più facile.
Poiché vi erano due tesi giuridiche dissi al Segretario di porre apposito quesito sotto il profilo squisitamente giuridico al Prefetto di Palermo che ha tra i suoi compito quello della vigilanza sulla tenuta dei registri d’anagrafe.
Dopo nemmeno due settimane arrivò la risposta della Prefettura con la firma Campanile per il Prefetto, dicendo di applicare il DPR 223/89 cioè non rispose al quesito posto.
Al che riproposi la questione a mia firma in data 28 giugno 1993 e la risposta arrivò a distanza di diversi mesi nel 1994, dopo che si era insediato il nuovo sindaco Cipriani.
La seconda volta il Prefetto confermò la validità della mia tesi giuridica, poiché ho letto sui giornali che Riina aveva denunciato il Sindaco Cipriani per non averlo iscritto nei registri d’anagrafe del Comune di Corleone.
Questo episodio, conferma la difficoltà “ambientale“ in cui un pubblico funzionario doveva svolgere le proprie funzioni , potendo tranquillamente scegliere soluzioni più comode di quieto vivere stante che alle volte mancava un adeguato supporto a più alto livello come dimostrato dalla prima risposta della Prefettura di Palermo anche in relazioni ai tempi di risposta, immediata la prima volta, dopo parecchi mesi la seconda.

DOMANDA: è stato un periodo impegnativo?
MANNO: Si perché contemporaneamente svolgevo le funzioni di Coordinatore dell’Ufficio del Personale della Presidenza della Regione ed ero stato nominato già alcuni mesi prima Commissario Straordinario del Comune di Avola.

DOMANDA: è stato più impegnativo l’incarico svolto a Corleone o ad Avola?
Certamente Avola, non solo sotto il profilo amministrativo. Ricordo che vi erano state diverse intimidazioni dovute al racket del “pizzo” per cui come Comune patrocinai la nascita di un’associazione antiracket, ACASIA e proclamai un giorno dedicato a manifestazioni per la lotta alla criminalità. Inoltre in raccordo con le altre forze dell’ordine ho istituito le ronde notturne della Polizia Municipale per il controllo del territorio. Al riguardo ho avuto un piccolo problema “tecnico”. Il Corpo della Polizia Municipale aveva nel suo organico molte donne e non sembrava opportuno comporre pattuglie miste. Allora indicai al Comandante della Polizia Municipale di organizzare pattuglie di 2 uomini oppure di due donne ed un uomo.

DOMANDA: Nel corso della sua attività lavorativa ha avuto qualche momento difficile?
MANNO: Si a Trapani come Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale. L’Ospedale di Alcamo era di fatto gestito da una banda di delinquenti collegati alla cosca mafiosa Melodia. Il Dott. Ignazio Melodia, condannato ad oltre 10 anni come capomafia di Alcamo, era un medico dipendente dell’Azienda. Non appena ho avuto notizia di tale condanna, senza aspettare che diventasse definitiva a seguito dell’appello e dell’eventuale impugnazione in Cassazione, di mia iniziativa e sotto la mia personale responsabilità, ho iniziato il procedimento disciplinare, lungo e complesso, per il licenziamento avvenuto dopo più di un anno dall’inizio. Ho subito alcune intimidazioni e sono stato sotto tutela della Digos di Trapani. Dopo le mie denunce i Carabinieri iniziarono una seria attività d’indagine che ha portato, qualche anno dopo al licenziamento di alcuni infermieri alcamesi. Così l’Ospedale è ritornato a servire la collettività senza più essere piegato ad interessi criminali. Della mia esperienza trapanese, circa 2 anni e mezzo, potrei scrivere, un libro ed anche in tale occasione non ho avuto il supporto della locale Prefettura. In compenso ho avuto il conforto della Questura, diretta dal Dott. Domenico Pinzello.
20 giugno 2020

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