mercoledì 20 maggio 2020

Nicuaragua, la teologia della liberazione e l'assassinio del vescovo monsignor Gerardi Conedera

Mons. Gerardi Conedera
A cavallo tra gli anni '60 e gli anni '70 all’interno la Chiesa Cattolica in America Latina fu improvvisamente scossa da un benefico terremoto interno. Fece la sua comparsa la Teologia della Liberazione, una corrente ecclesiastica che rileggeva la Bibbia in chiave marxista. I preti di base e perfino i Vescovi, rimanendo molti anni a contatto con la popolazione povera del continente, avevano avuto modo di osservare coi loro occhi i disastri causati dal liberismo e dall’imperialismo USA. La chiesa cominciò a formare dei catechisti che predicavano nelle lingue indigene, andando tra i poveri. La minaccia che la Teologia della Liberazione costituiva per l'assetto di dominio imperialista in America Latina divenne palese dopo la vittoria della Rivoluzione in Nicaragua dove il nuovo potere popolare vantava diversi preti e religiosi tra i propri dirigenti. Padre Ernesto Cardenal, un sacerdote che aveva trascorso molti anni nei quartieri più poveri di Managua, fu nominato Ministro della Cultura dal Governo Sandinista.


La Teologia della Liberazione iniziò dunque a subire un duplice attacco.
Quello esterno perpetrato dalla repressione delle Dittature che assassinarono, torturarono e massacrarono migliaia di preti, monache e missionari.

E quello interno, con una serie di attacchi inediti e violentissimi da parte di settori ultraconservatori della chiesa stessa: il polacco Karol Wojtyla, un reazionario noto per la sua avversione al comunismo e a tutte le tendenze innovatrici e progressiste comparse con il Concilio Vaticano II°, una volta eletto pontefice decise di debellare in tutti i modi la Teologia della Liberazione. Emarginò e isolò i preti di strada disinteressandosi completamente alla loro sorte e quando oltre ai sacerdoti iniziarono a cadere come mosche perfino i vescovi, lui semplicemente si voltò dall’altra parte.

Emblematica a questo proposito la vicenda del Vescovo Gerardi, che si era attivato già da molti anni nella denuncia delle indicibili violenze di cui era vittima il popolo del Guatemala.
Il Vescovo dei Poveri, come veniva chiamato, si dedicò all’assistenza nei confronti delle migliaia di indios costretti a fuggire dalle proprie case a causa dalle violente rappresaglie della dittatura.
Testimoniò sul massacro di Panzos, in Alta Verapaz, che ci concluse con oltre cento poveri contadini assassinati e celebrò personalmente il loro funerale.
Le conseguenze del coraggioso attivismo da parte del Vescovo furono una trama di attentati che danneggiarono e diedero alle fiamme le sue proprietà, minacce di morte dirette e indirette.

Andò a Roma a denunciare la vicenda a Papa Wojitila, che si rifiutò persino di riceverlo e diede ordine alle Guardie Svizzere di non farlo entrare all'interno di Città del Vaticano.

Nel 1998 il Vescovo Gerardi diede alla luce la pubblicazione del libro denuncia “Guatemala: Nunca Mas!” in cui venivano documentati gli eccidi, le fosse comuni, i casi singoli e collettivi di violenze, stupri e torture.
Fu pubblicato il 25 Aprile e il giorno dopo fu ritrovato orrendamente sfigurato all'interno della sua Parrocchia. Il cadavere fu riconosciuto soltanto grazie all’anello vescovile.

Le indagini si indirizzarono sul suo cane.
Secondo una surreale perizia medica, il bassotto del Vescovo aveva assaltato il proprio padrone in preda a un raptus e ne aveva divorato la faccia e gran parte del corpo.

Questa versione grottesca - che si concluse con l’arresto del cane - fu accettata e confermata ufficialmente da Giovanni Paolo II°, che nominò come nuovo Vescovo e successore di Gerardi il signor Mario Rios Montt, fratello del feroce dittatore che insanguinava il Guatemala.
Mamafrica
Enzo Iovine


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