mercoledì 6 maggio 2020

L’ultimo saluto al compagno socialista Peppino Intogna

Da sx: Placido Rizzotto, Totò Tripi, Peppino Intogna
Una vita nel Partito Socialista, sempre in difesa dei più deboli. Una lunga e appassionata militanza nella CGIL siciliana, dove per anni ha guidato il sindacato dei lavoratori bancari, la FISAC. Oggi – con un ricordo di Placido Rizzotto – diamo l’ultimo saluto a un compagno che, con la sua vita e il suo impegno, ha onorato la tradizione Socialista della Sicilia 
da PLACIDO RIZZOTTO
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Con Peppino Intogna ci eravamo incrociati negli anni ’70/’80 in occasione di congressi del Partito Socialista e in qualche riunione di partito. Lui era già da tempo un attivista molto impegnato nel partito, avendo iniziato da ragazzo nella sua Bisaquino, frequentando la locale sezione e divenendone ben presto componente del direttivo. Trasferitosi a Palermo, aveva continuato il suo impegno nella segreteria del compagno Filippo Fiorino, ricoprendo anche ruolo di responsabile della sezione del partito di Uditore. Io negli anni ’75/’76 invece ero impegnato nella segreteria della compagna di Enza Barillà, allora assessore al Comune di Palermo.

Militando in correnti diverse non avevamo avuto modo di allacciare rapporti di amicizia e, per la verità, negli anni seguenti mi ero un po’ disimpegnato limitandomi a partecipare a riunioni e congressi e attivandomi comunque in occasione di competizioni elettorali e, nei primi anni ’80, per circa 2 anni, collaborando nella segreteria di Nino Di Piazza, consigliere ed assessore al Comune di Palermo.
Poi nei primi anni ’90, essendo anch’io diventato bancario iniziai il mio impegno sindacale in FISAC/CGIL e li ci ritrovammo come componenti del direttivo provinciale e regionale. Le nostre origini, lui di Bisaquino ed io di Corleone, tutti e due appartenenti a famiglie politicamente impegnate nel partito e la sua ammirazione per mio zio Placido, di cui io porto il nome, sono stati gli elementi che ci hanno fatto subito fraternizzare.
Di lui ho subito apprezzato l’intuito politico e sindacale, la sua capacità nel giudicare persone e situazioni, ma soprattutto la lealtà che ha sempre dimostrato anche nei confronti degli “avversari” che affrontava a viso aperto senza sotterfugi, lealtà che qualche volta non veniva dagli stessi ricambiata.
Sono sempre stato al suo fianco in tante battaglie che qualche volta ci hanno visto in minoranza nei direttivi. Sono stato al suo fianco negli 8 anni in cui ha ricoperto l’incarico di segretario generale della FISAC Palermo nel cui direttivo mi ha voluto come presidente.
Quanti congressi abbiamo fatto insieme sia in FISAC che in CGIL! Nei direttivi non mancava mai di intervenire e, pur nel suo linguaggio semplice, i suoi interventi erano sempre pertinenti e condivisibili. Voglio riportare un commento fatto oggi da una compagna che ha anch’essa militato in FISAC:
“Peppino era un uomo di cuore, una persona, un sindacalista che non ha dimenticato il valore dell’amicizia. Non era il compagno ‘duro e puro’ a cui si atteggiano tanti nel sindacato e che però alla lunga si dimostrano opportunisti ed incoerenti. Era il compagno da cui eri sicura/o che non ti arrivavano pugnalate alle spalle”.
Il nostro rapporto di amicizia non si è interrotto con il suo pensionamento nel 2011 e con la cessazione dell’attività sindacale in FISAC, ma è continuato sino ad oggi. Ho purtroppo seguito l’evolversi della sua lunga malattia e del male che lo ha lentamente consumato.
Oggi mi è toccato dargli l’ultimo saluto e voglio ricordarlo con una foto fatta in un momento di pausa di un congresso regionale della CGIL a Taormina.
Peppino a destra della foto io a sinistra ed al centro il compagno ed amico Totò Tripi.
I Nuovi Vespri, 06 maggio 2020

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