giovedì 21 maggio 2020

Da accusatore ad accusato: la parabola di Candela

Antonio Candela e Fabio Damiani

di GIUSI SPICA
Uomo delle retrovie durante l'era Lombardo-Russo in cui faceva da "spalla" a Cirignotta, passa in prima linea con il governo Crocetta targato Pd, che ne fa un simbolo antimafia
Da grande accusatore ad accusato. E' la parabola di Antonino Candela, l'ex direttore generale dell'Asp di Palermo che fece arrestare il suo predecessore Salvatore Cirignotta per una presunta turbativa d'asta nell'appalto sui pannoloni. Fu proprio Candela, allora direttore amministrativo dell'azienda sanitaria, in coppia con l'allora capo del Provveditorato Fabio Damiani, a denunciarlo all'ex assessora alla salute Lucia Borsellino e alla procura. E fu premiato dal governo guidato dal presidente della Regione, Rosario Crocetta: Candela prese il posto di Cirignotta alla guida della più grande azienda sanitaria dell'Isola.

Adesso dovrà difendersi da quella stessa accusa che ha rivolto al suo ex capo: è ritenuto al centro di un sistema di appalti e tangenti in sanità e stamane è stato arrestato dalla Guardia di finanza, insieme a Damiani ed altri.
Candela, 55 anni, uomo delle retrovie durante l'era Lombardo-Russo in cui faceva da "spalla" a Cirignotta, passa in prima linea con il governo Crocetta targato Pd, che ne fa un simbolo antimafia: "E' fervido auspicio che il suo metodo di gestione ispirato ai valori di massima legalità, diventi il modello condiviso in ogni settore dell'amministrazione regionale", si spinge a dire l'allora presidente della Regione in un encomio ufficiale datato dicembre 2014, all'indomani delle minacce ricevute dal manager e dell'assegnazione della scorta.
Dopo le accuse a Cirignotta (sempre confutate dall'ex magistrato prestato alla sanità che ha parlato di complotto ordito ai suoi danni dalla coppia Candela-Damiani per farlo fuori), Candela continua a frequentare le aule del tribunale per denunciare le truffe sui pannoloni che costano l'arresto a quattro farmacisti, poi assolti (condannati solo due funzionari dell'Asp).
Crocetta non è l'unico ad apprezzarlo. Per lui si spende anche l'ex capogruppo del Pd all'ars, Alice Anselmo, che non manca occasione per ribadirgli solidarietà ed elogiare le sue scelte manageriali in comunicati ufficiali. Ma la sua "stella" sembra spegnersi col passaggio di consegne al governo Musumeci.
Alla nuova tornata di nomine della sanità Candela, ritenuto uomo troppo vicino all'ex presidente e al Pd, resta a bocca asciutta, anche se Musumeci avrebbe voluto che guidasse l'Asp della sua città, Catania. Anche il tentativo successivo di piazzarlo a capo della nuova Seus fallisce: per quell'incarico viene preferito il manager lombardo Davide Croce.
Chi resta in auge è invece Fabio Damiani, ritenuto vicino all'Udc e in particolare al trapanese Mimmo Turano: dopo la revoca, non senza malumori, dell'incarico alla centrale unica di committenza della Regione che gli era stato conferito dall'ex assessore dem Alessandro Baccei (in polemica con lo stesso Crocetta che contestava la legittimità della nomina), Damiani è nominato direttore generale dell'Asp di Trapani.
A Candela tocca altra sorte. Finita la parentesi all'Asp di Palermo, viene indicato come commissario dell'Asp di Cosenza, nomina che però poi non va in porto. Solo a metà marzo torna a sorpresa sulla cresta dell'onda con la nomina da parte del governo Musumeci a coordinatore dell'emergenza Coronavirus in Sicilia. Cinquantacinque anni, medaglia d'argento al merito della Sanità pubblica, il suo incarico finisce oggi, con l'arresto per corruzione nell'ambito dell'operazione "Sorella Sanità".
La Repubblica Palermo, 21 maggio 2020

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