mercoledì 25 marzo 2020

L’sos di 50 anni fa: così Danilo Dolci inventò la radio libera

Danilo Dolci trasmette dalla piazza
di LUCIO LUCA
Il 25 marzo 1970 due collaboratori del sociologo trasmisero da Partinico il grido di protesta della Sicilia povera. Furono arrestati dopo 26 ore
«Sos, Sos... siamo i poveri cristi della Sicilia occidentale e questa è la radio della nuova resistenza. Qui si sta morendo…». Il 25 marzo del 1970 - esattamente cinquant’anni fa - furono in pochi, anzi pochissimi, ad ascoltare il messaggio disperato lanciato dai 98,5 Mhz della modulazione di frequenza e sui 20.10 delle onde corte. Pochi all’inizio, alle 17,30 di quel pomeriggio rimasto nella memoria, ma sempre di più, una Valle intera, durante le 26 ore di vita della prima radio locale italiana della storia: la Radio Sicilia Libera ispirata da Danilo Dolci.

E per l’occasione si moltiplicano le iniziative: Navarra Editore ( www. navarraeditore. it) regala l’ebook Danilo Dolci. La radio dei poveri cristi curato da Salvo Vitale e Guido Orlando. Radio 100 Passi e il circuito 100 passi medianetwork ( radio100passi. net) che riunisce emittenti su tutto il territorio nazionale, ricorderà quell’esperienza riproponendo ampi stralci originali di quella trasmissione, l’intervista a Pino Lombardo e ad Amico Dolci, figlio di Danilo.
«Sos, Sos... la popolazione del Belice è abbandonata, qui tra lo Jato e il Carboi viviamo nello sfascio, siamo dei poveri cristi... » . Due anni prima c’era stato il terremoto. Quattrocento morti, anziani, donne, bambini, settantamila sfollati. Interi paesi rasi al suolo dalla furia della natura. I sopravvissuti stavano affrontando un altro inverno dentro le baracche, il secondo di chissà quanti altri ancora, senza né luce né riscaldamenti, in situazioni igieniche infami. E nel frattempo i boss della mafia e i politici corrotti si spartivano i miliardi della ricostruzione. « Sos, Sos... aiutateci, questa è la radio dei poveri cristi, l’unico mezzo che abbiamo per farci sentire. L’articolo 21 della Costituzione dice che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Non ci fermeremo...».
E invece Franco Alasia e Pino Lombardo, due giovani uomini di cultura che da anni lavoravano al fianco di Dolci, il sociologo, filosofo, pacifista, scrittore, poeta che aveva scelto Trappeto per fondare la sua comunità- laboratorio “ Borgo di Dio”, furono bloccati dai carabinieri dopo un giorno di denunce e accuse pronunciate al microfono. Decine di uomini fecero irruzione come se in quella stanza di Palazzo Scalia ci fosse un summit di mafia. Armi in pugno, bloccarono Franco e Pino, che si erano barricati nei locali. Trovarono un bidone con cento litri di benzina che sarebbe dovuto servire ad allontanare chiunque si fosse avvicinato, sequestrarono le modeste attrezzature radiofoniche e arrestarono i due amici di Dolci.
«Pensavamo che a un certo punto avrebbero staccato la corrente elettrica, mai avremmo immaginato un blitz di quelle proporzioni – raccontò qualche tempo fa Pino Lombardo, che all’epoca aveva 32 anni e dopo essere rientrato dal Venezuela, dov’era stato maestro elementare, e calzolaio e macellatore di polli, era rimasto affascinato dalle idee e dal carisma di Dolci. Pino era l’allievo prediletto del sociologo triestino, insieme a Franco Alasia, studente operaio di Sesto San Giovanni che aveva fatto il viaggio degli emigranti all’incontrario e dal ricco Nord si era trasferito nel Sud più povero e derelitto per coltivare l’utopia di un mondo nel quale tutti gli uomini erano davvero liberi e uguali.
Non lo sapevano Pino e Franco che cinquant’anni dopo in tanti avrebbero ancora ricordato quella folle impresa. Non immaginavano, forse, che grazie a loro per la prima volta una voce che non fosse di Stato, aveva violato l’inviolabilità dell’etere. Sì, la radio dei poveri cristi della Valle dello Jato fu la prima emittente libera d’Italia. Ben prima di Milano International, Radio Parma, Radio Biella, che arrivarono soltanto cinque anni più tardi dando vita a una stagione di radio libere, e anche un po’ pirata, che ha segnato intere generazioni.
Quell’esperimento durato appena lo spazio di un giorno aveva dato ragione al sociologo triestino che combatteva dalla parte di chi non aveva voce: « Per evitare al massimo inciampi, bisogna trasmettere da acque extraterritoriali, magari su un’imbarcazione che non batte bandiera italiana», ripeteva ai suoi amici. Franco e Pino erano stati fermati ma il germe della radio, in un momento nel quale esisteva solo la verità della Rai, era stato lanciato. E forse non è un caso che questa piccola rivoluzione culturale sia partita da una Sicilia laboratorio che non ha mai intuito del tutto le sue potenzialità.
Alle 17,30 di quel 25 marzo di cinquant’anni fa, la piazza di Partinico cominciò a riempirsi quando si udirono le prime parole di Pino Lombardo e Franco Alasia. Una folla guidata proprio da Danilo Dolci fece da scudo umano a quei due visionari asserragliati a Palazzo Scalia. Riuscirono a resistere fino all’irruzione dei carabinieri, furono processati, condannati e poi amnistiati. Alla fine lo Stato gli restituì le apparecchiature, i generatori elettrici e persino i fusti con i cento litri di benzina.
L’esperienza di Danilo Dolci, l’idea di una radio politica ripresa qualche anno dopo da Peppino Impastato, aveva vinto. Scrisse Italo Calvino: «A vegliare a Partinico stanotte è la coscienza d’Italia, una coscienza che è per così poca parte rappresentata dalla classe dirigente, e che è amaro privilegio dei poveri » . Da quel giorno niente fu come prima.
La Repubblica Palermo, 25 marzo 2020

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