lunedì 23 marzo 2020

La concessione del telefono


PIETRO SCAGLIONE
Uno dei più avvincenti romanzi storici di Andrea Camilleri - "La concessione del telefono" - fu pubblicato da Sellerio nel 1998 ed ambientato nella Sicilia di fine Ottocento, tra Palermo, Agrigento (l'immaginaria Montelusa) e Porto Empedocle (la leggendaria Vigata).
L'idea del compianto Camilleri si concretizzò dopo avere consultato documenti antichi conservati nella sua abitazione siciliana: "Nell'estate del 1995 - raccontò alcuni anni dopo il "maestro di Porto Empedocle" - trovai, tra le vecchie carte di casa, un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia". Una vicenda "pirandelliana", come precisato dallo stesso Camilleri nella citazione iniziale dell'opera "I vecchi e i giovani" del suo conterraneo Luigi Pirandello.

La concessione telefonica in questione risaliva al 1892, quindi un quindicennio dopo la vicenda narrata in un altro memorabile romanzo storico di Camilleri, "Il Birraio di Preston". Ministri, prefetti, questori, funzionari dello Stato e rivoluzionari erano personaggi realmente esistiti, gli altri personaggi invece erano inventati di sana pianta. Un sapiente mix tra storia e fantasia, tra documenti e dialoghi, tra ritagli di giornali e leggende di paese.
"La concessione del telefono" è anche il titolo dell'omonimo film tratto dal romanzo di Camilleri e in programma lunedì 23 marzo su Rai Uno, per la regia di Roan A. Johnson
.
L'attore palermitano
interpreta il protagonista Pippo Genuardi, un commerciante amante della bella vita e desideroso di una seconda linea telefonica, collegata direttamente con la casa del suocero. L'attore e comico romano
interpreta il prefetto Marascianno, complottista e cospirazionista che sospetta la volontà della seconda linea telefonica come un paravento per nascondere un progetto golpista. Deluso dal prefetto, allora Genuardi si rivolge ad un boss, don Lollò, interpretato dall'attore milanese Fabrizio Bentivoglio. Al contesto di collusioni e corruzione assiste impotente il questore Monterchi, proveniente dal Nord e impersonato dall'attore milanese
.
Nel cast figurano anche molti altri bravi artisti siciliani: da Corrado Fortuna (nei panni di Sasà La Ferlita) a Federica De Cola (che interpreta Taninè, la ricca moglie di Genuardi), da
(nei panni di padre Macaluso, figura nuova rispetto al libro di Camilleri) a
(che interpreta il viceprefetto Parrinello); da Dajana Roncione (nei panni di Lillina, suocera di Genuardi) a
(che interpreta Calogerino, il "ragazzo di bottega").

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