venerdì 13 marzo 2020

Ci vuole abilità. I rischi delle persone “fragili” al tempo del coronavirus


di Patrizia Gariffo 
Ho una malattia molto rara, la sindrome della persona rigida, che non mi permette di respirare senza l’ausilio della bombola di ossigeno. A causa di tale patologia, in un momento difficile come questo per via del Covid-19 sono costretta a stare a casa, perché sono immunodepressa e per me anche una piccola influenza può essere molto pericolosa. Uscire per me era una distrazione, ma devo pensare innanzitutto alla mia salute. Nonostante questo clima, comunque, sono abbastanza serena.
Ester Bongiorno 
Prima di essere colpita da questa malattia, che provoca improvvisa rigidità del corpo, Ester era un’operatrice del 118 e lavorava sulle ambulanze di rianimazione. Un lavoro che amava, ma che ha dovuto abbandonare a causa di questa patologia rarissima che, oltre a costringerla sulla carrozzina, ha colpito pure il suo apparato respiratorio.
A questa sindrome si sono aggiunte altre malattie che complicano il suo quadro clinico. A chi è immunodepresso e ha un’insufficienza respiratoria molto grave come lei un’influenza può causare problemi seri. E se prima, quando usciva di casa, prendeva particolari precauzioni, oggi, da quando è arrivato il Covid-19 in Sicilia, evita di farlo per scongiurare potenziali contagi. I rischi cui va incontro sono troppi, anche per colpa di chi, ancora oggi, non si attiene ai comportamenti, semplici, disposti dai provvedimenti varati dal governo. Le persone più “fragili” come Ester sono tante: si tratta di anziani, persone immunodepresse, con malattie respiratorie, pazienti oncologici e la lista potrebbe continuare. Queste persone sono i nostri nonni, genitori, fratelli e amici e, per proteggerli, è necessario essere responsabili. Nonostante sia complicato per loro difendersi da un nemico invisibile e dalla superficialità di tanta gente, il messaggio di Ester è un invito alla tranquillità. «In questo momento non posso andare neanche in ospedale a fare delle cure molto importanti per me, ma sono tranquilla. Cerco di uscire il meno possibile e, se lo faccio, metto la mascherina. Vorrei dare un messaggio di serenità a tanta gente, perché questo momento passerà e viverlo con angoscia non serve a niente», dice. L’invito a restare in casa arriva pure da Grazia Crescimanno, dottoressa del Cnr e responsabile del Centro di riferimento regionale per le malattie neuromuscolari alla Pneumologia I dell’ospedale Cervello. I suoi pazienti sono “fragili” e, per questo, si augura che «la struttura ospedaliera li protegga, evitando di mettere insieme pazienti fragili e potenziali contagiati. Ciò ci garantirebbe una “normale” attività lavorativa, della quale non possiamo fare a meno, visto che il Covid-19 non è in grado di annullare le malattie neuromuscolari».
La Repubblica, 12 marzo 2020

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