domenica 1 marzo 2020

Cemento e corruzione tempesta sul Comune di Palermo

Leoluca Orlando ed Emilio Arcuri

di Salvo Palazzolo 
Ai domiciliari due funzionari, i consiglieri Lo Cascio e Terrani, un architetto e due imprenditori “ Strettissima contiguità fra Li Castri e Arcuri”. Alloggi in ex aree industriali: i piani bocciati in aula
Si stupì lo stesso imprenditore che aveva grandi progetti edilizi sulle ex aree industriali di Palermo: « Io non ci credevo che fosse così cretino da firmarne quattro » . L’architetto Mario Li Castri, l’allora potente capo dell’Area tecnica del Comune, aveva dato il via libera a quattro progetti per 350 alloggi firmati dal suo ex collega di studio, Fabio Seminerio. « È un imbecille» : il costruttore Giovanni Lupo aveva paura di essere scoperto.
«Delirio di onnipotenza» , commentava un altro superburocrate del Comune, Giuseppe Monteleone. E, intanto, il nucleo di polizia economico- finanziaria della Finanza e il nucleo investigativo dei Carabinieri continuavano a registrare. C’era un grande imbroglio dietro il progetto di edilizia sociale residenziale convenzionata attorno alle aree di via Maltese ( ex Keller), via Messina Marine e via San Lorenzo. L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Andrea Fusco ha svelato il comitato d’affari che puntava ad aggirare il piano regolare con una delibera del Consiglio comunale che avrebbe dovuto attestare «l’interesse pubblico» all’operazione (delibera che per fortuna è stata bocciata).
In sette sono stati arrestati. Due consiglieri di Sala delle Lapidi: Giovanni Lo Cascio, 50 anni, capogruppo del Pd, è il presidente della commissione Urbanistica del Comune che avrebbe dovuto esaminare il progetto; e Sandro Terrani, 51 anni, capogruppo di Italia viva, membro della commissione Bilancio. Domiciliari anche per due funzionari comunali: Mario Li Castri, 54 anni, ex dirigente dell’Area tecnica del Comune; e Giuseppe Monteleone, 59 anni, già dirigente dello Sportello unico delle Attività produttive. Stesso provvedimento per l’architetto Fabio Seminerio, 57 anni, e per gli imprenditori Giovanni Lupo, 77 anni, e Francesco La Corte, 47, della “ Biocasa srl”. All’architetto Agostino Minnuto, 60 anni, è stato invece notificato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
« Un sistema corruttivo — lo chiama il gip Michele Guarnotta — innervatosi da almeno tre lustri all’interno degli uffici tecnici del Comune, a causa delle continue e pervicaci malversazioni poste in essere in primis dagli indagati Li Castri e Monteleone, evidentemente abili a sfruttare ripetutamente la deplorevole inerzia degli stessi organi di controllo comunali, chiaramente dimostratisi del tutto incapaci di difendere l’ente locale». I due superburocrati erano già stati condannati per lottizzazione abusiva, per la costruzione delle loro ville a Mondello, ma continuavano ad avere la fiducia dell’amministrazione. Lo dice chiaramente il giudice che ha firmato il loro arresto: «Continuano a godere di un’ampia fiducia all’interno degli organigrammi comunali, sicché appare chiaro che in assenza di un’adeguata misura cautelare potranno continuare a beneficiare di incarichi apicali all’interno dell’area tecnica e di ogni altra struttura amministrativa affine».
Parole pesantissime. Li Castri, annota il giudice, « continua ad avere, al di là degli incarichi formalmente rivestiti, un inusitato potere decisionale in relazione all’intera organizzazione comunale » . E, soprattutto, una « strettissima contiguità — questa l’espressione utilizzata dal giudice — con l’assessore Emilio Arcuri » , descritto come « uno dei principali sponsor » di Li Castri. Nel provvedimento di arresto è riportata un’intercettazione in cui l’esponente politico chiede consigli al funzionario su come far ruotare gli incarichi all’interno dell’Area tecnica. Eppure, in un altro dialogo, fra l’assessore e Paola Di Trapani (la dirigente del settore Risorse umane), era lo stesso Arcuri a chiamare ironicamente Li Castri « un imbroglione » . Anche quel dialogo è finito intercettato, anche se Arcuri non risulta indagato.
«Guardi che Li Castri alla Mobilità si può fare ricco — diceva Arcuri alla dirigente — quindi state attenti dove lo mandate». L’avrà pure detto ironicamente, ma in un’altra telefonata intercettata Arcuri diceva di aver «firmato col mal di pancia» gli atti riguardanti i piani di costruzione nelle ex aree industriali, atti che erano stati il primo passo dell’iter che stava tanto a cuore al “ comitato d’affari”. « Io non avrei fatto neanche questi — diceva ancora Arcuri — Però, voglio dire, pensate al riuso di quegli spazi piuttosto che immaginarli come aree edificabili».
Ma alla fine si era lasciato convincere dal fidato dirigente. E tanta fiducia l’amministrazione ha continuato ad avere in Li Castri che gli era stata affidata anche la presidenza della commissione che ha assegnato l’appalto per le nuove linee del tram.
La Repubblica Palermo, 1 marzo 2020

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