venerdì 7 febbraio 2020

La ferocia del boss svelata dalle microspie: "Lo prendo e lo brucio"


di Salvo Palazzolo
Parlava così Alfonso Scalici mafioso del mandamento di Partinico in affari con le famiglie di Cosa nostra di Palermo e Trapani che aveva deciso di punire uno spacciatore in debito con lui I carabinieri sono intervenuti prima che il piano fosse messo in atto
 «Faccio passare un po’ di tempo e mi vado a levare questa spina dal dito... lo devo andare ad ammazzare» . Così si decide la morte di un uomo, sembra un frase uscita dall’ultima serie di Gomorra, ma questa non è fiction. «Ultimamente con mio compare e un altro picciotto abbiamo pensato che l’andiamo a prendere, ce lo mettiamo nel furgone ce ne andiamo verso Gallitello... ci buttiamo un bidone di benzina e gli diamo fuoco... e prima che fanno il riconoscimento... guanti di paraffina... cose non ce ne sono più» .
Così parlava un mafioso di Balestrate, Alfonso Scalici, 68 anni, fermato la notte scorsa dai carabinieri del Gruppo Monreale. Le microspie hanno registrato in diretta i suoi progetti di vendetta nei confronti di un giovane spacciatore che da due anni non onorava il suo debito per una partita di cocaina: 45 mila euro.
«Non è che sono 100 euro o 1000 euro, gliel’ha detto l’amico nostro che già pazienza ne abbiamo avuta », insisteva Scalici. «Gli ho detto: "Sono cose che non si fanno, non è che quello si mangia il pane da dietro la nuca"».
I carabinieri della Compagnia di Partinico hanno seguito in diretta il particolare attivismo di un mafioso di provincia che si dava un gran da fare in un territorio, quello del mandamento mafioso di Partinico, da sempre laboratorio per la riorganizzazione mafiosa. Con Scalici, accusato di droga ed estorsione, è stato arrestato anche un complice, Maurizio Conigliaro: il procuratore aggiunto Salvo De Luca e il sostituto Amelia Luise hanno emesso due provvedimenti di fermi urgenti.
Quelle parole, pronunciate il 30 dicembre, non erano infatti soltanto uno sfogo, erano un vero e proprio progetto. Il 9 gennaio, il palermitano Salvatore Montagna, (pluripregiudicato e consuocero di Nicolò Ingarao, reggente del mandamento mafioso di Porta Nuova, ucciso il 13 giugno 2007) dice: «Noi ci possiamo andare pure adesso... mio figlio aspetta in macchina e noi ci andiamo, basta che mi dai un ferro ed un ragazzo che mi guida una moto e gli tiriamo di sopra... per me ci possiamo andare». Poi, si passò dall’ipotesi omicidio a quella gambizzazione. Il 22 gennaio, dicevano: « Noi dobbiamo acchiappare al ragazzino e gli spariamo alle gambe».
Dice il tenente colonnello Luigi De Simone, il comandante del Gruppo Monreale: «Ci siamo trovati di fronte a un personaggio dalle molteplici attività » . Scalici era al centro di una serie di relazioni fra mafiosi di Palermo e di Trapani. Lui stesso aveva chiesto l’autorizzazione per agire con la sua azione eclatante a Mazara del Vallo. Intanto, però, curava i suoi affari di droga e tutti gli altri. Puntava all’appalto per la gestione della villa comunale di Balestrate, "Villa Europa" « La gara d’appalto gliela facciamo vincere a chi... si ci mette. Che fa viene Franco... dopo che io ci ho buttato 70.000 euro più i debiti che ho, e viene a fare la richiesta, la domanda per la gara d’appalto? Che è così cretino?».
Era stato il figlio del boss ad aggiudicarsi l’appalto nel giugno 2018, unico partecipante alla gara.
« Mio figlio se ne deve uscire completamente – diceva ancora Scalici – perché se ne deve andare a lavorare. Deve chiudere la partita Iva e subentri tu » . Il boss aveva già stabilito chi dovesse subentrare, la gara era una pura formalità.
La Repubblica Palermo, 7 febbraio 2020

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