venerdì 17 gennaio 2020

Il blitz con 94 arresti. Il notaio, un sindaco e i boss dei Nebrodi: la rete della maxitruffa

Paradiso verde. Il lago Trearie, uno dei gioielli del Parco dei Nebrodi
compreso tra le province di Messina, Catania ed Enna,
al centro dell’inchiesta antimafia

Atti fasulli di compravendita e donazione di terreni: 10 milioni frodati alla Ue Sette anni di imbrogli con l’aiuto di centri di assistenza agricola compiacenti
Tortorici — C’era un notaio, Antonino Pecoraro, con studio a Canicattì, che stipulava atti di compravendita o di donazione fasulli. E c’erano tredici dipendenti dei centri di assistenza agricoli — a Messina, Catania e Siracusa — che attestavano il falso. Uno di loro, Emanuele Galati Sardo, è il sindaco di Tortorici (ora sospeso dal prefetto di Messina). Da ieri mattina sono tutti agli arresti domiciliari, accusati dalla procura di Messina guidata da Maurizio de Lucia di concorso esterno in associazione mafiosa. Per aver reso possibile la colossale truffa che ha portato alle aziende dei boss di Tortorici dieci milioni di euro di finanziamenti europei. Una truffa senza precedenti, proseguita dal 2010 al 2017.
Gli insospettabili hanno attestato che centinaia di terreni — nel cuore del Parco dei Nebrodi ma anche nel resto della Sicilia e d’Italia, magari appartenenti a Comuni o Regione — risultavano formalmente nella disponibilità delle società costituite dai padrini. «Raffinate truffe», le chiamano i magistrati. Hanno segnato persino terreni all’interno della base Nato di Niscemi in cui è installato il Muos, o anche all’interno dell’aeroporto palermitano di Boccadifalco.
L’ultima indagine che ha portato il Gico della guardia di finanza e il Ros dei carabinieri ad arrestare 94 persone (48 in carcere, 46 ai domici-liari), svela il gran salto criminale della mafia dei pascoli. Da una parte i Bontempo Scavo, dall’altra i Batanesi. «Un salto di qualità fatto grazie a una nuova borghesia mafiosa», dice il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. I mafiosi messi alle strette dal protocollo Antoci hanno dovuto rinunciare a tanti pascoli, ma non potevano lasciare i finanziamenti europei. E gli insospettabili hanno spiegato che avrebbero potuto ottenere anche molto di più occupando virtualmente le terre. «Ci siamo trovati davanti a una mafia ultramoderna » , spiega il procuratore De Lucia, memoria storica dell’antimafia palermitana. Questa è un’inchiesta dai grandi numeri: 194 indagati, 490 imputazioni, 30mila pagine contenute in oltre 100 faldoni. E 151 società messe in campo dai mafiosi, ora sequestrate.
Il notaio
Un ruolo determinante lo svolgeva il notaio Pecoraro. Secondo i pm, era nelle mani di Aurelio Faranda, la mente economica dei Bontempo Scavo. « Sono stati inventati atti di compravendita — scrive il gip nel provvedimento d’arresto — tra un presunto dante causa dichiaratosi proprietario di determinate particelle per usucapione non accertato giudizialmente, e un presunto avente causa, dichiaratosi disposto a propria volta ad acquistare a proprio rischio tali particelle». Naturalmente, il terreno usucapito era l’ennesimo falso, non esisteva, ma c’era il notaio pronto a certificare. « Signor Aurelio, buonasera, Pecoraro sono. Chiamo da Canicattì, non è che mi potrebbe richiamare? Perché ho una comunicazione urgente da farle». Il notaio aveva sempre buone notizie per l’emissario del clan. I finanzieri del comando provinciale, guidati dal colonnello Gerardo Mastrodomenico, hanno scoperto tanti atti costruiti ad arte per richiedere poi i finanziamenti. E li hanno scoperti anche grazie alle denunce dei legittimi proprietari, otto, tutti del Messinese, che si erano visti arrivare a casa un avviso dell’ufficio del Catasto che parlava di variazione sulle particelle di proprietà. Così è emerso che qualcuno si era impossessato delle loro terre per una presunta usucapione. Con la complicità di un notaio infedele. Che dopo aver capito di essere stato scoperto diceva a un collaboratore: «Non me ne frega, anche se fanno indagini poi a cosa arrivano? Che quelli hanno detto il falso. E gli fanno l’inchiesta penale a quelli, basta che non mi toccano».
Gli impiegati dei Caa
I centri di assistenza agricola sono i tramiti fra gli agricoltori e l’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, si occupano di tutta l’istruttoria. Oltre al sindaco di Tortorici, sono finiti ai domiciliari Vincenzo Ceraulo, responsabile del Caa Liberi agricoltori di Catania; Marinella Di Marco, operatrice del Caa Coldiretti Messina; Giuseppina Gliozzo, del Caa Acli Messina; Giuseppe Natoli, del Caa Confagricoltura Messina; Pietro Lombardo Facciale, del Caa Fenapi Messina; Antonia Strangio, del Caa Messina; Giorgio Marchese, del Caa Tutela e lavoro Catania; Carmelino Zingales, del Caa Messina. Altri quattro sono stati sospesi per dodici mesi: Arturo e Giuseppe Carcione; Cristoforo Fabio Mancuso e Antonino Paterniti Barbino. Erano maghi nel selezionare terreni per i quali non erano mai stati chiesti finanziamenti. Bastava consultare la banca dati " Sian". E la truffa era servita. Tanto nessuno controllava: «Fa impressione — scrive il gip — che Agea, Comunità europea e organi di controllo " si bevano" istanze con fascicoli solo virtuali (...), con evidenti falsi sui titoli, con giro disinvolto di titoli, con conti bancari all’estero».
— s. p.
La Repubblica Palermo, 16 genn 2020

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