lunedì 6 gennaio 2020

CHI HA UCCISO PIERSANTI MATTARELLA?

Piersanti Mattarella

di A. BOLZONI e F. TROTTA
Sono passati quarant'anni e ancora non sappiamo chi l'ha ucciso. Non conosciamo il nome del sicario ma dietro l'omicidio dell'Epifania palermitana non c'è solo mafia, c'è mafia ma anche tanto altro. C'è la Sicilia dei “delitti eccellenti” e c'è l'Italia della “strategia della tensione”, ci sono boss e neofascisti che si confondono, Cupole invisibili, poteri sporchi che si mischiano per fermare uomini giusti e il cambiamento di un Paese.
Il 6 gennaio del 1980, Palermo, l'uccisione di Piersanti Mattarella. Non era solo il Presidente della Regione, era l'uomo politico che più di ogni altro voleva una Sicilia “con le carte in regola” e che più di ogni altro stava raccogliendo l'eredità di Aldo Moro. Uccisi a distanza di un anno e mezzo, a Roma e in Sicilia, apparentemente due vicende lontane ma in realtà una sola vicenda italiana.
Sulla sua morte ha indagato a lungo il giudice Giovanni Falcone nel filone dei cosiddetti “delitti politici”, l'assassino del segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina - 9 marzo 1979 - e l'assassinio dell'onorevole Pio La Torre - 30 aprile 1982 -, arrivando al convincimento di una convergenza di interessi fra eversione nera e Cosa Nostra, una connessione che avrebbe portato «alla necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani».
Parole pronunciate dal giudice in un'audizione della Commissione Parlamentare Antimafia il 3 novembre del 1988 e diventate pubbliche qualche settimana fa grazie alla desecretazione (curata dal pm Roberto Tartaglia, consulente a Palazzo San Macuto) voluta dal presidente Nicola Morra.
Giovanni Falcone per l'omicidio di Piersanti Mattarella aveva rinviato a giudizio il capo dei Nuclei Armati Rivoluzionari Valerio “Giusva” Fioravanti e come suo complice Gilberto Cavallini, successivamente assolti tutti e due, come richiesto dalla pubblica accusa di allora, fino in Cassazione.
Eppure la “pista nera” è rimasta sempre lì, sospesa. Un paio di anni fa il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi ha riaperto un fascicolo "atti relativi'' sul caso Mattarella, affidato all'aggiunto Salvatore De Luca e al sostituto procuratore Roberto Tartaglia, che hanno ricominciato a indagare da dove Falcone aveva finito.
Dopo tanto tempo l'attenzione si è concentrata sulle informazioni che il giudice avrebbe ricevuto - e proprio sul delitto Mattarella - nei giorni precedenti al fallito attentato dell'Addaura avvenuto il 20 giugno 1989. Falcone in quel periodo aveva ascoltato un testimone che gli avrebbe fornito nuovi elementi sui sicari dell'Epifania palermitana. Ed è appena di un paio di settimane fa la notizia di una perizia su una Colt modello Cobra calibro 38 che collegherebbe l'omicidio di Piersanti Mattarella a quello del magistrato Mario Amato, ucciso il 23 giugno 1980 dai Nar. La stessa pistola per i due delitti.
La nostra Rubrica nel quarantesimo anniversario vi ripropone gli atti dell'inchiesta del giudice Falcone “Greco Michele + 18”, nella parte riguardante il delitto Mattarella.
L'indagine fu seguita al principio da Pietro Grasso, l'ex Presidente del Senato che il 6 gennaio era sostituto procuratore della Repubblica a Palermo. Il deposito della sentenza ordinanza è datata 9 giugno del 1991 ed è firmata invece da Gioacchino Natoli, uno dei giudici del pool antimafia dell'Ufficio Istruzione di Palermo. Falcone due anni prima era stato nominato procuratore aggiunto e sei mesi prima era volato a Roma, alla direzione degli Affari Penali del Ministero della Giustizia. Il suo ultimo anno di vita, prima di Capaci.
A conclusione della serie, dopo l'inchiesta sui “delitti eccellenti”, pubblicheremo anche un estratto dell'ultimo libro del giudice Giuliano Turone, “Italia occulta” (Chiarelettere editore), dedicato all'assassinio del Presidente della Regione. E' il capitolo sul mistero della targa dell'auto utilizzata dai sicari di Mattarella. Una traccia robusta che porta sempre alla "pista nera”. Dopo quarant'anni la domanda è sempre la stessa: chi ha ucciso Piersanti Mattarella?
(Hanno collaborato Marta Bigolin, Elisa Boni, Silvia Bortoletto, Sara Carbonin, Ludovica Mazza, Alessia Pacini, Asia Rubbo)


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