venerdì 8 novembre 2019

SENZA LOTTA, I MUTAMENTI GLOBALI FANNO VINCERE I SOVRANISTI


EMANUELE MACALUSO 
Ieri Il Foglio ha pubblicato un articolo di uno studioso che stimo, Alfonso Berardinelli, con questo titolo: “ Populismi e sovranismi nascono per reazione quando non si capisce il popolo. Appunti per chi non vede he l’Italia è cambiata”. Io non so se ci sia qualcuno che non si accorga che l’Italia è cambiata. Certo, si tratta di capire come è cambiata.
Berardinelli dà uno sguardo a ciò che succede anche nel mondo e, in particolare, negli Stati Uniti. In sostanza, il tema è la crisi della democrazia, come l’abbiamo conosciuta, ed i suoi nuovi approdi. Infatti, scrive Berardinelli: “Ho l’impressione che ci vorrà un bel po’ di tempo per capire tutti i perché e tutti i come della mutazione che sta invadendo e travolgendo il mondo. E ho anche l’impressione che a mancare sia una ricerca, una teorizzazione sociologica all’altezza dei tempi, come si diceva una volta...; per capire la crisi attuale delle democrazie bisognerebbe risalire alla loro origine, riesaminando uno per uno e in connessione i fatti, morali, sociali, storici, legali ed in sostanza culturali e filosofici che hanno preceduto e reso la democrazia pensabile, prima ancora che, di fatto, possibile”.


Quindi, di questo si tratta: della democrazia. Berardinelli, polemizzando con un libro del giornalista americano Alan Friedman (“Questa non è l’Italia”), dice che, invece, questa è l’Italia, con cambiamenti strutturali nel popolo e nella società. Infatti, aggiunge: “Si sottovalutano le trasformazioni, o meglio le mutazioni avvenute negli ultimi decenni, in Italia e nel mondo”. E’ vero, caro Berardinelli, che è stata la globalizzazione, insieme a tanti altri fenomeni, ad incidere, ma su questi mutamenti quanto ha pesato l’opera delle forze politiche in campo, dei sindacati, degli uomini di cultura, dei grandi giornali e delle tv? E’ vero che, negli Usa, vince il populista Trump – ed anche lì ci sono mutazioni significative – ma c’è un’opposizione democratica forte e alternativa, ed anche un impegno di importanti mezzi di comunicazione; cioè c’è una parte rilevante della società che reagisce. In Italia non è così.

La destra populista non ha un’opposizione che somigli a quella americana. I mutamenti di cui parla Berardinelli giustificano o rendono comprensibili gli attacchi ignobili alla senatrice Segre la quale adesso ha anche una scorta armata. E al Senato la numerose e rumorosa destra razzista ha avuto nei suoi confronti un comportamento vergognoso. E’ comprensibile che in un quartiere di Roma, noto per il dominio che ne hanno gli spacciatori ed i malavitosi, i quali fanno “cultura”, viene incendiata una libreria, frutto dell’impegno di giovani che a quel degrado si oppongono con i libri, cioè con l’opera di chi vuole elevare la coscienza e la conoscenza dei cittadini? Ecco perché dico che Berardinelli ha ragione ma sino ad un certo punto. Mi pare che sottovaluti il ruolo che può avere la lotta politica e culturale, la quale influenza i cambiamenti che si verificano nella società. E’ su questo che dovrebbero riflettere le persone che guidano i partiti, i mezzi di comunicazione e gli strumenti che muovono la cultura di un Paese.

(8 novembre 2019)

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