mercoledì 20 novembre 2019

Sciascia e l'allegoria del potere

Leonardo Sciascia

PIETRO SCAGLIONE
Nel trentesimo anniversario della scomparsa di Leonardo Sciascia, un'opera poco celebrata dell'illustre scrittore siciliano di Racalmuto è "Il Cavaliere e la Morte", il suo penultimo libro, scritto nel 1988. La frase più celebre e inquietante del romanzo è la seguente: "La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini". Una frase quanto mai attuale in un'era di fake news, allarmismo, controllo globale ed ossessione securitaria.

La trama del penultimo libro di Sciascia si dipana intorno all'omicidio eccellente del potente Sandoz. La versione ufficiale dell'apparato repressivo incolpa un fantomatico gruppo terroristico "I figli dell'89", nato - secondo le veline del sistema - per celebrare il bicentenario della Rivoluzione Francese. Ma questa versione (avallata dai piani alti delle forze dell'ordine) non convince affatto il protagonista dell'opera, il commissario di polizia Vice, che esclude la pista terroristica e ipotizza un delitto di altissimo livello maturato nei gangli del Potere.
Mentre la trama del romanzo si dipana, mutandosi in un potente apologo, il Vice tiene sempre nella mente l’incisione di Dürer intitolata "Il cavaliere, la morte e il diavolo", che lo accompagna da sempre sulle pareti di tante stanze, nelle sue peregrinazioni da un ufficio all’altro, come se in quell’immaginazione stesse il segreto di ciò che avviene intorno a lui.
Nella mente di Vice si fissa la storia di un biglietto minaccioso e misterioso scambiato fra due Potenti a un pranzo, scambio seguito immediatamente dall’assassinio di uno dei due e dalla frettolosa indagine della polizia sull’altro, avviata con l’ansia di scagionarlo.
I superiori del Vice allora avallano la pista terroristica dei fantomatici "figli dell'89" per coprire i segreti del Potere.
"Il Cavaliere e la Morte" rappresenta dunque la conclusione ideale del filone avviato quasi un trentennio prima da Leonardo Sciascia con "Il Giorno della Civetta", romanzo incentrato sulla figura del Capitano Bellodi e liberamente ispirato all'omicidio (reale) del coraggioso sindacalista comunista Accursio Miraglia.

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