venerdì 25 ottobre 2019

Immigrazione in Italia: i dati ufficiali smontano i pregiudizi


PIETRO SCAGLIONE
Non vi è alcuna invasione in corso in Italia (che ha un tasso migratorio inferiore a molte altre nazioni) e l'immigrazione contribuisce al Pil per il 9%. 
I dati ufficiali che smontano stereotipi e pregiudizi sono contenuti nel Dossier Statistico 2019 sull'Immigrazione, elaborato da IDOS - Centro Studi e Ricerche sull'immigrazione , in partenariato con la rivista Confronti. La pubblicazione del dossier è finanziata con i fondi dell'8 per mille della Chiesa Valdese. 
I residenti stranieri in Europa sono 39,9 milioni, mentre in Italia sono 5.255.503, l'8,7 per cento della popolazione residente (2018).  Gli occupati stranieri in Italia sono 2.445.000 , il 10,6 per cento del totale dei lavoratori. Le imprese gestite da stranieri in Italia sono, invece, 602.180 , il 9,9 per cento delle aziende complessive. Ai lavoratori immigrati è ascrivibile il 9% del Pil nazionale (pari a un valore aggiunto di 139 miliardi di euro annui).
Secondo i calcoli effettuati dalla
Fondazione Leone Moressa, inoltre, risulta positivo per un ammontare di circa 3 miliardi di euro il saldo nazionale tra entrate e uscite complessive (ossia tra quanto gli immigrati assicurano all’erario in pagamento di tasse, contributi previdenziali, pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno e di acquisizione della cittadinanza e quanto lo Stato spende specificatamente per loro in servizi, sussidi e altri costi).
La metà degli stranieri residenti in Italia è di cittadinanza europea (50,2%), poco più di un quinto è di origine africana (21,7%), gli asiatici coprono un altro quinto delle presenze (20,8%), mentre proviene dal continente americano (in particolare dall'America Latina) 1 residente straniero ogni 14.
I più numerosi (in percentuale superiore all’intera provenienza dall’Africa) sono i romeni, che con 1.207.000 residenti continuano a rappresentare la prima collettività estera in Italia, precedendo i 441.000 albanesi, i 423.000 marocchini, i 300.000 cinesi e i 239.000 ucraini. 
In Italia la popolazione straniera viene ancora penalizzata o discriminata sotto diversi punti di vista.
I pregiudizi si concentrano ancora molto sulle appartenenze religiose, sebbene proprio in questo caso quella più stigmatizzata dai razzisti, cioè la religione musulmana,sia ben lungi dall’essere maggioritaria, giacché riguarda un terzo (33,0%) degli stranieri residenti in Italia, ovvero 1.733.000 persone, mentre la maggioranza è costituita da cristiani (2.742.000, pari al 52,2% del totale). Tra costoro prevalgono gli ortodossi (1.538.000, pari a 3 residenti stranieri ogni 10), seguiti dai cattolici (930.000, oltre un sesto dell’intera popolazione straniera) e dai protestanti (232.000 e circa un ventesimo del totale). 
Tra gli immigrati ben 248.000 (quasi 1 ogni 20) sono agnostici o atei: un numero superiore ai 158.000 induisti, ai 120.000 buddisti, e, separatamente, ai fedeli di altre religioni orientali, a quelli di religioni tradizionali africane e agli ebrei. 
Restano poi pesanti le penalizzazioni e, a volte, le discriminazioni nell’accesso a beni e servizi fondamentali di welfare.
Riguardo alla casa, ad esempio,solo un quinto degli stranieri risulta averne una di proprietà (il 21,5%, contro circa l’80% degli italiani), non solo per l’insufficiente capacità economica di sostenere un mutuo, visto che è di circa 1 milione il numero di quelli che sarebbero economicamente in grado di sostenerne il costo (e quindi potenziali acquirenti di immobili), ma spesso per le maggiori difficoltà a ottenere dagli istituti di credito l’anticipo o la fidejussione necessari ad avviare le pratiche. 
"Nell'anno trascorso – ha dichiarato Luca Di Sciullo, presidente Idos – c'è stato il tentativo di portare la nostra società a fasi storiche passate, abbiamo visto realizzarsi un'eclissi del senso dell'umano, dinanzi a quella che è stata
chiamata la crisi dei migranti, che a essere onesti, dovremmo chiamare crisi dell'Europa". Occorre allora "riabilitare il principio della fratellanza umana, al di là della retorica, perchè immigrati e italiani hanno comuni bisogni e fragilità.
Allo scontro tradizionale tra poveri e ricchi abbiamo sostituito una guerra tra poveri e impoveriti: non facciamo quest'errore, sarebbe il più grande favore a un potere inetto che vuole conservare il proprio status".

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