giovedì 31 ottobre 2019

Giovanni Perrino, una vita passata a guidare i ragazzi

Giovanni Perrino in una foto scattata a Matera

BARBARA RODELLA
Per cinque anni è stato preside del Galilei di Ostiglia e del Belfiore a Mantova: «Un dirigente deve avere degli obiettivi»- E poi l’esperienza a Mosca dove ha dato vita al progetto Pria per la diffusione della lingua italiana all’estero.
Professore di lettere, preside di licei importanti come il Belfiore e il Virgilio, funzionario all’estero per il ministero dell’Istruzione e degli Esteri. E poi scrittore, presidente dell’Anpi e per una breve parentesi «chiusa definitivamente» anche politico. Giovanni Perrino è un uomo dai mille volti. Filo rosso di tutta la sua vita è sicuramente la cultura: la passione per il sapere. L’amore per la storia e la letteratura è nata a Corleone dove si è diplomato al liceo classico.
Quindi l’iscrizione alla facoltà di lettere di Roma dove ha iniziato, ancor prima della laurea arrivata a 23 anni, a entrare nelle scuole medie come insegnante per le supplenze. Dalla capitale, discussa la tesi, un ulteriore trasferimento a Trento per continuare gli studi in scienze sociali. E col trasferimento, nel ’69, arriva il primo incarico ad Arco come insegnante alle scuole medie. «I ragazzi mi accolsero con un biglietto con la scritta: “non li vogliamo” - racconta - Si riferivano a me e a tutti quegli insegnanti che avevano il primo incarico spostandosi dall’Emilia Romagna o da altre regioni. In questi casi l’importante è non drammatizzare: non dare peso a queste situazioni». Una mossa che è stata ripagata nel periodo natalizio quando gli alunni gli hanno preparato cioccolatini e caramelle con il biglietto “per il nostro professore”. «Ho ancora quel foglio» dice Perrino.
Da lì un susseguirsi di incarichi sia in Sicilia, a Palermo, che nel Mantovano. Ma fu l’esperienza all’istituto Carlo d’Arco che lo portò a intraprendere la strada come preside. «Abitando a Poggio Rusco, insegnavo alla sezione staccata di Sermide. Quando divenne autonoma, essendomi iscritto nelle graduatorie provinciali per diventare preside, il Provveditore mi nominò per ricoprire la carica principale». Da allora divenne preside di diverse scuole medie della provincia. Sua anche l’idea di dare il nome di Calvino all’istituto, inaugurato proprio durante il suo mandato, di Dosolo. Poi è arrivato il concorso di Stato e la carica da dirigente al Galilei di Ostiglia e dal ’94 al ’99 al Belfiore di Mantova. In entrambi i casi per 5 anni. «Un dirigente scolastico deve avere degli obiettivi che vanno raggiunti in un certo lasso di tempo» spiega. Fu proprio durante gli anni del Belfiore che conobbe l’allora provveditore Anna Grimaldi. «Fu lei, nel ’99, trasferita al Ministero, che mi chiamò a Roma. Il mio incarico riguardava le elementari con focus sui problemi di abbandono minorile e criminalità organizzata. La zona che mi era stata affidata era la Calabria. In particolare la provincia di Reggio: Locri, San Luca, Africo. Lì tenevo corsi di aggiornamento per adeguare la didattica alla situazione». Perrino si è poi occupato della scuola con le prime immigrazioni girando l’Italia e di scambi culturali tra scuole con Paesi come l’Albania, la Bosnia, la Serbia, la Slovenia viaggiando tutta Europa. Ad avvantaggiarlo la sua ottima conoscenza dell’inglese che mastica fin da bambino: «Mia nonna era figlia di un immigrato e viveva a Dallas» racconta l’ex preside.
Ma il cambiamento più grande è arrivato con il trasferimento a Mosca nel 2004 per ricoprire il ruolo di responsabile delle scuole italiane in Russia, ma anche di quelle in cui si insegnava la lingua dello Stivale e delle università con studi di italiano. Nei suoi 5 anni in Russia ha dato vita al programma Pria (programma integrato per la diffusione della lingua italiana). «In accordo col Ministero degli Esteri, le scuole che volevano provare a inserire l’italiano dovevano preparare un progetto e l’Italia inviava un neo laureato con studi di lingua russa. Per il ragazzo era un’occasione, retribuita, per mettersi in gioco. Per la scuola di vedere se istituire il nuovo insegnamento». Ora Perrino pensa a dedicarsi alla poesia che coltiva dal 2004. Ma anche all’Anpi della Bassa Mantovana che lo vede presidente e fondatore. «Obiettivo: studiare la resistenza nei nostri territori e far conoscere la storia ai giovani» spiega. Ecco che i ragazzi e l’educazione tornano al centro dei suoi pensieri. «Ma la scuola deve cambiare - suggerisce - Non servono tante iniziative, ma un progetto globale in cui le varie materie si interconnettono. Il docente deve instaurare rapporti chiari con i ragazzi: non deve trasformarsi in un amico. Rispetto non è sinonimo di superiorità».

La Gazzetta di Mantova, 26.10.19

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