sabato 12 ottobre 2019

Giletti: «Darò spazio anche all'altra Sicilia, ma qualcuno deve venire a raccontarla»

Il giornalista Massimo Giletti

di MARIO BARRESI
Intervista al giornalista conduttore del programma "Non è l'Arena" che respinge le accuse di fare speculazione sui disastri della nostra regione
Massimo Giletti, perché racconta la Sicilia sempre allo stesso modo?
«Io della Sicilia amo il momento in cui diede un esempio a tutta Italia con la rivoluzione della Primavera, con un’energia positiva dalla quale ho creduto davvero che potesse partire un rinnovamento. Oggi ho la tristezza che sia tutto così gattopardesco».
La sua puntata di domenica trae spunto da un’intervista di Miccichè a “La Sicilia”, in cui pone alcune questioni: la demagogia e il populismo sono un freno alla meritocrazia.
«Io di Miccichè capirei e comprenderei anche lo sfogo se fosse uno che non appartiene a un passato come il suo. Da dove viene il “rivoluzionario” Miccichè? È stato ministro, viceministro, sottosegretario, presidente dell’Ars. Non è sbarcato dalla luna, non ha nulla di cui stupirsi. Stiamo parlando di uno dei protagonisti del potere siciliano, e non solo, negli ultimi decenni».

Nella narrazione gilettiana Miccichè è il parafulmine di tutti i nostri guai.
«Non è così. Dire che non si può cambiare nulla per colpa di Giletti mi sembra un alibi pirandelliano. Una commedia tragica: mi verrebbe da ridere, invece piango. È colpa mia se non può andare a Milano perché l’albergo costa più di 200 euro? Perché parla di dipendenti vecchi e di meritocrazia e poi all’Ars dà a tutti il massimo del giudizio e paga 8 milioni l’anno di bonus? Miccichè dovrebbe dire come mai non riesce a fare una legge che produca sviluppo e lavoro. Perché siamo arrivati a questo punto? Questa è la domanda a cui dovrebbe rispondere . Per la rivoluzione è un po’ troppo tardi».

Magari sarà meno frizzante di Miccichè, ma non ha pensato a Musumeci come interlocutore?
«Io ho trovato sempre muri, lo dico con tristezza. Anche quando ho difeso la dottoressa Serafina Strano, violentata in una guardia medica. Io vorrei incontrare Musumeci. Lo rispetto, perché conosco la sua storia, so che è una persona perbene, E quindi l’approccio tra me e lui sarebbe completamente diverso. Ma capisco anche che, come dice Crocetta, i presidenti hanno a che fare con lobby pesanti».

A proposito di Crocetta: perché è il suo unico testimonial dell’Isola? I siciliani l’hanno cacciato dalla porta e lei lo fa rientrare dalla finestra, col rischio di ridargli una verginità dopo l’indagine sul caso Montante.
«Capisco l’obiezione. Ma Crocetta ci mette la sua faccia. Viene, è sempre venuto anche quand’era al potere. Perché non lo fanno gli altri? È più comodo non rispondere, fuggire e dire che Giletti fa un giornalismo violento».
Violento, magari no. Eppure con un impatto molto forte. In Sicilia ci sono decine di giornalisti che, ogni giorno, queste cose le raccontano. Senza l’enfasi, né gli effetti, del suo salotto.
«Credo che ci sono decine di ottimi giornalisti in Sicilia. Io setaccio i giornali della vostra terra, ma non solo di questa. Mi fa soffrire che spesso chi lo fa viene accusato di odiare la Sicilia. Non faccio scandalismo. La televisione ha più impatto perché è un mezzo forte. Io sono per la Sicilia di don Scordato, io sono venuto a ricordare don Puglisi in prima serata su Rai1. Le stesse sorelle Napoli, di cui mi sono occupato a lungo, sono una bella pagina. Io sono per la Sicilia che vuol cambiare, come quella del sindaco di Troina che sfidò quello di Mezzojuso sui boss».

Nell’ultima puntata, come in altre, c’era una grande assente. L’altra Sicilia, quella positiva.
«È vero, hai ragione. Non sa quanto mi manca. Ma io sto lavorando e faccio un appello: qualcuno mi vuole raccontare l’altra Sicilia, ma con onestà intellettuale e senza fare sconti. O vogliamo lasciare l’immagine della Sicilia a Crocetta?».

Ma è lei che lo chiama sempre...
«Ma è difficile trovare qualcuno che abbia il coraggio! Ho parlato in questi giorni con sette imprenditori siciliani importanti, alla fine mi hanno detto tutti di no. Che ci posso fare?».

E alla fine il minestrone siciliano ha sempre gli stessi ingredienti. Cambiarne qualcuno, ogni tanto?
«Sono d’accordo. Devo farlo e lo farò sicuramente: dare spazio a chi ce l’ha fatta, alla Sicilia positiva. L’altra Sicilia è fatta di imprenditori che, con grande difficoltà, si alzano la mattina, fanno investimenti, girano il mondo, rischiano. Ma poi quando devi portarli in televisione non è facile. Perché esporsi è sempre complicato».

O magari perché le storie positive non fanno audience e la Sicilia macchiettistica invece sì?
«No, non è così. Respingo l’accusa di fare speculazione sui disastri di una singola regione, anche perché non mi occupo solo di Sicilia. Ma ci sono dei casi clamorosi: non si può non vedere, e non raccontare, che l’Ars spende oltre 200 milioni quando il Parlamento spagnolo ne porta 80. A una mia amica che costruisce strade le hanno fatto saltare una betoniera da 800mila euro senza nemmeno chiederle il pizzo. Invee Miccichè si costruisce l’alibi Giletti. Io non blocco niente, anzi...».
La ciliegina sulla torta è stato il signor Brambilla: un nome, una garanzia. La sintesi dei luoghi comuni del Nord...
«La cosa straordinaria è che l’estremo Sud e l’estremo Nord sulla difesa dei privilegi sono uguali. Con una differenza: che se tagliano i soldi al Trentino, loro vanno avanti, ma se, come ha detto Di Maio, alla Sicilia tagliano 60 milioni per non aver tolto i vitalizi, sono c... amari... Sarebbe utile fare la rivoluzione, come diceva il signor Brambilla. E la rivoluzione si comincia anche evitando di sfuggire alle proprie responsabilità. E confrontandosi in televisione».

Non ha perso la speranza di un faccia a faccia con Miccichè. Sarebbe un pezzo di teatro, altro che tv...
«Io a Miccichè dico, tramite questa intervista, che sono qui. A disposizione. Pronto a confrontarmi con lui. Gli darò modo di esprimere le sue idee, ma mi dovrà spiegare qual è il vero Miccichè: quello che nel 2010 faceva il paladino dei tagli o quello che oggi protegge la casta e i privilegi, dicendo che è tutta colpa di Giletti? Io non mi faccio strumentalizzare, non sarò l’alibi dei gattopardi di cui sono vittima i siciliani onesti».
Twitter: @MarioBarresi
Lasicilia.it, 1.10.2019

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