martedì 8 ottobre 2019

DOVE I SOCIALISTI NON HANNO PAURA DI CHIAMARSI TALI


EMANUELE MACALUSO
La coalizione di sinistra vince ancora una volta in Portogallo. Il Partito socialista del presidente Antonio Costa ha accresciuto i suoi consensi del 5% dopo quattro anni di governo e ha raggiunto il 36,6%. Un’altra formazione, il Blocco di sinistra, ha ottenuto il 9,6% ed i comunisti, insieme ai Verdi, il 5,7%. Il partito socialista, con il suo risultato sfiora la maggioranza assoluta dei seggi, come vuole la legge elettorale. In ogni caso, l’alleanza dei socialisti con il Blocco ed con l’altra formazione, potrà governare ancora. L’opposizione di destra che, si chiama socialdemocratica ma ha una ideologia conservatrice, ha perduto 9 punti.

Il successo dei socialisti, i quali non hanno mai avuto la preoccupazione di chiamarsi per quel che sono, socialisti, mette in evidenza come una forza di sinistra al governo ha fatto una politica di riforme sociali nel quadro di un risanamento della finanza pubblica, ed è stata premiata. Infatti, il governo di sinistra aveva alzato il salario minimo, aumentato le pensioni, ripristinato le 35 ore e quattro festività soppresse quando il Portogallo era “governato” da Bruxelles per via del grave dissesto dei conti pubblici. E ha ridotto il rapporto deficit-Pil dal 7,2% allo 0,2%. Gli obiettivi del partito socialista, con il nuovo governo, sono ambiziosi e hanno sempre un timbro sociale: raddoppiare gli investimenti pubblici, alzare ancora il salario minimo, calmierare i prezzi e gli affitti delle case, garantire più finanziamenti alla sanità e alla scuola.
Come si vede, una politica di sinistra in un paese europeo e mediterraneo è possibile. E non c’è nessuno che pensa a costruire un partito centrista, come vorrebbe fare Renzi in Italia. È significativo il fatto che, ancora oggi, quando si propone di accrescere gli investimenti pubblici o misure che somiglino a quelle attuate o da attuare in Portogallo,e nel nostro Paese si alzano subito le voci dei liberisti, di tanti che gridano che l’economia deve essere regolata solo dai mercati. Anche in Portogallo operano i mercati ma devono evidentemente tenere conto e coordinare i loro interessi con quelli generali, cioè con una politica sociale e di intervento pubblico controllata dallo Stato. Del resto, lo fece anche Roosevelt negli Stati Uniti con il new deal, dopo la crisi del 1929.
Si tenga presente che anche il Partito socialista e operario spagnolo, che ha la maggioranza relativa ma non ha potuto ancora formare un governo, è dotato di un programma che somiglia a quello dei cugini portoghesi. In questo campo, le timidezze del Pd e della complessa maggioranza di governo non esprimono compiutamente le reali esigenze del Paese, soprattutto delle masse popolari. Ecco perché la battaglia politica in Italia, di chi ha un’ispirazione socialista, e del sindacato, su questi temi può costruire una diversa prospettiva. Oggi ancora non vediamo nulla di tutto questo.
(7 ottobre 2019)

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