venerdì 18 ottobre 2019

1944-2019: un incontro a Palazzo Gulì per ricordare il 75° anniversario della” strage del pane”

La targa commemorativa posta
nell'atrio di Palazzo Comitini a Palermo 
Il 19 ottobre, in occasione del 75° anniversario della “strage del pane” del 1944, il Centro Impastato e il No Mafia Memorial organizzano un incontro che si svolgerà alle ore 12, orario della strage, nei locali di Palazzo Gulì, via Vittorio Emanuele 353. Interverranno Lino Buscemi, tra i pochi studiosi che si sono occupati della strage, e Umberto Santino, presidente del Centro Impastato. All’interno del progetto “Le forme della memoria”, sarà posta un’installazione che ricorda la strage.
Il 19 ottobre del 1944 soldati dell’esercito italiano spararono su una folla inerme, che in via Maqueda, davanti a palazzo Comitini, allora sede della prefettura, protestava per le condizioni di vita nell’immediato dopoguerra. Morirono 24 persone, tra cui donne e ragazzi e 158 furono ferite. Era stato proclamato uno sciopero dei dipendenti comunali e numerosi cittadini si erano uniti ai manifestanti, chiedendo “pane e pasta per tutti”, ma furono colpiti a morte o feriti anche passanti.

Una Commissione d’inchiesta non chiarì le responsabilità della strage e fu fortemente criticata dai partiti di sinistra che facevano parte del Comitato di liberazione nazionale (formato da Democrazia cristiana, Partito liberale, Partito d’azione, Partito comunista, Partito socialista, Partito democratico del lavoro) che sottolinearono la formazione filo-fascista dei militari.
Il processo, che si svolse a Taranto nel febbraio del 1947, per soli due giorni, assolse gli imputati, perché avrebbero agito per “eccesso in legittima difesa”. In realtà nessuno aveva mostrato di voler aggredire i militari accorsi sul posto. Successivamente gli imputati venivano amnistiati. Si conclude così una vicenda che ben presto sarà dimenticata.
L’intervento dei militari, della Divisione Sabaudia, in una manifestazione pacifica, si spiega con le disposizioni che prevedevano l’impiego di reparti dell’esercito, “in formazione di combattimento”, per servizio di ordine pubblico, in un contesto di grande miseria, in cui domina il mercato nero, mancano i servizi pubblici, la mafia riprende le sue attività in posizioni di potere, pullulano le bande armate, si avvia una nuova fase delle lotte contadine e popolari, la scena politica vede l’azione dei separatisti e dei partiti ricostituitisi dopo lo sbarco degli Alleati, che continuano ad esercitare il loro controllo, nonostante il ritorno dell’amministrazione italiana il 14 febbraio del 1944.
Nonostante le richieste di familiari di vittime, sostenute dal Centro Impastato, che chiedevano che venissero ricordate, la lapide all’interno di palazzo Comitini è stata posta solo nel 1994.
Nel 1995, Giovanni Pala, uno dei soldati intervenuti sul posto, ha dichiarato che non era in “corso nessun attacco alla prefettura” e che l’ordine di sparare e lanciare le bombe era immotivato.
Con il progetto “Le forme della memoria” Il No Mafia Memorial ha avviato la raccolta di lapidi e altri segni che ricordano i caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia e le vittime innocenti, per iniziare un percorso che ricostruisca, con nuovi linguaggi, biografie e contesti, con il coinvolgimento delle scuole.

Nessun commento: