sabato 7 settembre 2019

Un luogo-della memoria nel casolare dove è stato ucciso Peppino Impastato: un percorso storico dell’antimafia, da Cinisi a Palermo

Il casolare dove presumibilmente venne ucciso Peppino Impastato

Siamo lieti che, dopo anni di richieste andate a vuoto e di mobilitazioni, il casolare dove Peppino Impastato è stato tramortito o ucciso venga espropriato e diventi un luogo della memoria, uno dei percorsi obbligati per conoscere da vicino una delle storie più significative dell’impegno antimafia negli ultimi decenni.
Ci auguriamo che i lavori vengano fatti al più presto, ponendo fine a uno scempio che è durato per troppo tempo, con un impegno unitario, evitando contese e competizioni.
Il Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e successivamente dedicato a Peppino Impastato, ha avuto, accanto ai familiari che hanno fatto una scelta storica, rompendo con la parentela mafiosa, e ai suoi compagni di militanza, un ruolo fondamentale nel salvarne la memoria da chi voleva farlo passare per terrorista e suicida e nell’ottenere giustizia, con le condanne dei responsabili del delitto e con la relazione della Commissione parlamentare antimafia sul depistaggio delle indagini, operato da rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine. Un fatto unico nella storia del Parlamento dell’Italia repubblicana. E vogliamo ricordare che è stata una battaglia durata molti anni, condotta per un lungo periodo nel pieno isolamento.

Siamo lieti che Peppino Impastato sia diventato un esempio per tutti coloro che sono impegnati nella lotta alla mafia, soprattutto per i giovani, ma anche per i cittadini che hanno visto e vedono in Peppino una figura di militante, di intellettuale, di giornalista, nato in una famiglia mafiosa e  che ha cominciato la lotta alla mafia a partire dalla sua vicenda personale: una storia che va oltre il contesto locale.
Il percorso della memoria, che a Cinisi va da Casa Memoria, che Felicia, la madre di Peppino, ha voluto che fosse aperta, come lo è stata nei suoi lunghi anni di impegno instancabile, alla vecchia sede di Radio Aut, al casolare, continua a Palermo, con la sede del Centro e con il Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia - No Mafia Memorial che ha cominciato l’attività nei locali di Palazzo Gulì, nel centro storico della Città.
Il 3 settembre il Centro e il No Mafia Memorial hanno presentato, assieme al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, al capo di gabinetto Licia Romano, all’assessore alla cultura Adham Darawsha e a Nando Dalla Chiesa, il progetto “Le forme della memoria. Oltre la commemorazione”, inaugurandolo con un’installazione che ricorda la strage di via Carini, dove sono stati assassinati il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Il progetto, partendo dai segni già esistenti: le lapidi, le targhe, le intitolazioni di strade per iniziativa della CGIL e del Comune di Palermo, i monumenti, vuole sviluppare, con nuovi linguaggi, una storia dell’antimafia, che ha visto il sacrificio dei caduti nella lotta alla mafia e delle vittime innocenti. Una storia che si è già cominciata a delineare con le mostre attualmente esposte a palazzo Gulì e continuerà con le iniziative organizzate da Casa Memoria, con la ristrutturazione del casolare e la realizzazione del progetto del Memoriale in tutte le sue articolazioni.
Umberto Santino, Giovanni Impastato, Centro Impastato di Palermo, Casa Memoria di Cinisi 

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