domenica 8 settembre 2019

Minacce alle sorelle Napoli: "Isolate ma resistiamo!"


DAL NOSTRO INVIATO SALVO PALAZZOLO
Tagliate le reti alla vigilia del processo sulla mafia dei pascoli
Mezzojuso. I ras dei pascoli tornano a lanciare la loro sfida alle sorelle Napoli. Nel modo più eclatante. Fra il 3 il 4 settembre, hanno tranciato in venti punti la recinzione dell’azienda agricola delle tre donne che si battono contro la mafia delle campagne, a Mezzojuso. E una mandria di vacche ha invaso le loro terre. "Forse qualcuno pensa di intimidirci alla vigilia del processo — dice Irene Napoli — ma noi resistiamo, non avranno la nostra azienda". Il 25 settembre, al tribunale di Termini Imerese, Irene, Ina e Anna Napoli si troveranno faccia a faccia con gli uomini accusati di aver organizzato i raid dei mesi scorsi: il figlio del boss Cola La Barbera, Simone (in carcere perché ritenuto un esattore del pizzo) e altri due complici, Liborio Tavolacci e Antonio Tantillo, devono rispondere di tentata estorsione.

La storia raccontata da Repubblica nel settembre 2017 è diventata nei mesi scorsi un caso nazionale nel programma di Massimo Giletti su “La 7”. "Abbiamo ricevuto tanti messaggi di solidarietà e aiuti concreti da tutta Italia, ma a Mezzojuso continuiamo ad essere isolate», dice Irene. «Nessuno ci frequenta, il clima ostile nei nostri confronti è evidente". Sono nuovamente giorni difficili per le sorelle Napoli, e intanto la loro anziana madre sta male.

Che succede nelle campagne di Mezzojuso? "Il primo raid l’abbiamo scoperto martedì — racconta Irene — il secondo, il giorno dopo. Prima tre tagli, sul confine con i terreni dell’istituto zootecnico. Poi, altri venti, sul versante di una trazzera. Sulla recinzione hanno sistemato una felpa con le maniche distese, come se qualcuno fosse stato messo in croce. Ma non ci fanno paura". Lo ribadisce l’avvocato Giorgio Bisagna, che ha patrocinato la costituzione di parte civile delle sorelle: "Al processo, nessuno si tirerà indietro".

Il clima è tornato ad essere pesante a Mezzojouso. Mentre la commissione nominata dal prefetto di Palermo Antonella De Miro, dopo l’accesso deciso a giugno dal Viminale, ha appena concluso l’ispezione in Municipio. Obiettivo, verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose. Un lavoro concluso a tempo record, tre mesi. E, adesso, c’è attesa per la decisione. Di sicuro, da tempo, la prefettura ha acceso i riflettori sul Comune, poi il caso è deflagrato durante la diretta di Giletti da Mezzojuso, quando il sindaco ha ammesso candidamente di essere stato al funerale del boss Cola La Barbera. "Vado a tutti i funerali del paese, sono religioso". Poi, però, il giorno dopo, fece marcia indietro: "L’unico funerale di un capomafia al quale sono stato è quello di Salvatore Napoli, padre delle signorine Napoli. Ma allora non sapevo che era mafioso". Parole che hanno fatto scattare una querela per il sindaco. "Non ci facciamo intimidire da nessuno", dicono le sorelle di Mezzojuso.
La Repubblica, 7 settembre 2019

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