domenica 8 settembre 2019

La rivoluzione siciliana del 1848: il sacrificio dei camiciotti e le cinque giornate di Messina.


PIETRO SCAGLIONE 
I "Camiciotti" furono i volontari messinesi che si ribellarono ai Borboni e lottarono per l'indipendenza della Sicilia dal Regno di Napoli. Furono soprannominati "Camiciotti" per la lunga camicia femminile indossata come divisa di riconoscimento. Furono i protagonisti della resistenza di Messina durante la Rivoluzione Siciliana del 1848 e si scontrarono contro le truppe borboniche giuidate dal generale Carlo Filangieri. 
Nel 1848, la Sicilia fu la prima regione a insorgere in Europa, divenendo un esempio e una fonte di ispirazione per altri popoli. La Rivoluzione indipendentista Siciliana del 1848 scoppiò contro i Borboni per ottenere l'indipendenza dell'Isola che il sovrano borbonico aveva cancellato nel 1816, quando aveva annesso la la Sicilia al regno di Napoli e aveva costituito il Regno delle Due Sicilie. Tra gli obiettivi della rivoluzione, inoltre, vi era il ripristino della Costituzione del 1812 e del Parlamento più antico del mondo, per poter poi  partecipare - in qualità di stato libero e sovrano - alla confederazione di Stati Italiani. 

 Dopo essere esplosa a Palermo, la rivolta si propagò rapidamente in tutta l’isola e la città di Messina divenne il cuore dell’insurrezione. I Borboni qui riuscirono a mantenere il loro presidio situato nella Real Cittadella, nel forte S. Salvatore e nel forte Don Blasco, ubicati sulla zona della falce, lembo estremo del porto di Messina. 
Durante i bombardamenti della propria città, i messinesi  combatterono in prima linea. L'apice dello scontro ebbe luogo dal 3 al 7 settembre del 1848 (“Le cinque giornate di Messina"). Le parti in conflitto erano: da una parte, l'esercito borbonico, composto da 25 mila uomini con 400 cannoni che rasero al suo gran parte della città dello Stretto;  dall'altra parte,  il popolo siciliano, costituito da circa 6000 uomini, soprattutto volontari,senza adeguati equipaggiamenti e munizioni, nonchè senza un'organizzazione militare vera e propria. 
A causa dei bombardamenti a tappeto, il re Borbonico Ferdinando II fu denominato “Re Bomba”.
Il 7 settembre del 1848, le truppe borboniche trasformarono la città di Messina, ormai allo stremo delle forze, in un cumulo di macerie fumanti 
Il 7 settembre fu l’ultimo giorno di battaglia che sancì la caduta di Messina, ma fu anche il giorno del sacrificio dei Camiciotti. Dopo l'ingresso in città, l'esercito borbonico circondò una delle roccaforti difensive dei Messinesi, il Monastero della Maddalena. Dopo un'estenuante battaglia, i borbonici riuscirono a fare breccia nel muraglione difensivo e a penetrare al suo interno. Parte dei soldati che si erano lì asserragliati, riuscirono a fuggire dal monastero e a rifugiarsi in città, mentre un battaglione di Camiciotti, per coprire i compagni, affrontò l’esercito avversario. Le forze borboniche, in numero nettamente superiore, durante lo scontro circondarono i Camiciotti al centro del Monastero, precisamente intorno al pozzo. Ormai stremati e circondati, i Camiciotti, in nome della libertà della Sicilia, per evitare di essere catturati, si lanciarono nel pozzo.  Il loro sacrificio fu ricordato con una targa in marmo (distrutta dal terremoto del 1908 e poi ripristinata).
Tra le figure più leggendarie delle 5 giornate di Messina spiccava Rosa Donato, figlia di un cuoco. Dopo avere già assistito alla repressione borbonica dei moti del 1820-1821 in Sicilia, Rosa partecipò attivamente alla Rivoluzione siciliana del 1848, combattendo prima a Messina e poi a Palermo, durante l'assedio borbonico. 
A Messina, dal gennaio al settembre del 1848, Rosa Donato fu protagonista di numerosi scontri armati con le truppe borboniche conquistandosi il titolo di "Artigliera del popolo”. Rosa divenne caporale per l’impegno nella battaglia e difese la città quando fu assediata dalle truppe borboniche, dando fuoco ai depositi di munizioni e causando ingenti perdite all'esercito occupante. Quando Messina fu messa a ferro e a fuoco dai soldati borbonici sbarcati nella zona sud e fu bombardata dal mare dalle navi di Ferdinando II, Rosa Donato partecipò alla strenua difesa della città e, incendiando un cassone di munizioni, fece saltare in aria i soldati che stavano per conquistare il quartiere Pizzillari. Dopo quell'attacco, si finse morta per continuare a combattere a Palermo, dove divenne un’importante guida per i rivoluzionari siciliani. 
Le "Cinque giornate di Messina" e il sacrificio dei Camiciotti sono stati ricordati sabato 7 settembre con un corteo che, a partire da Largo Seggiola, si snoderà in alcune strade messinesi, tra le quali proprio Via Camiciotti. La manifestazione è stata organizzata dal coordinamento indipendentista Vespro 2019 e dall'Associazione Culturale La Sicilia Ai Siciliani.

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