sabato 28 settembre 2019

Il personaggio. La vittoria del maresciallo-pianista: "I bambini bussano qui per giocare"

Davide De Novellis, comandante della Caserma CC di S. Filippo Neri allo Zen

di Claudia Brunetto 
La caserma dei carabinieri allo Zen 2 è nata con lui. Quando è arrivato, dieci anni fa, i locali che dovevano essere dei militari erano occupati da famiglie di senzatetto. Ma a lui, che la stagione delle barricate per conquistare un alloggio nel quartiere l’aveva vissuta giorno dopo giorno, sono bastati pochi minuti per convincere tutti ad andare via. Perché lì doveva essere inaugurata la caserma dei carabinieri che dieci anni dopo sarebbe diventata un punto di riferimento per la gente dello Zen. Tanto da convincere, lunedì scorso, un gruppo di anziani a fermarsi per fare un inchino con il santo in processione. «Ci sono voluti dieci anni per far fermare il santo davanti alla caserma e non sotto casa dei mafiosi, l’hanno fatto semplicemente per dire " grazie", nei prossimi dieci anni faremo anche di più».

Davide De Novellis, 51 anni, da dieci è il comandante della caserma di San Filippo Neri dello Zen 2. Napoletano di origine e pianista, ha scelto Palermo vent’anni fa e non è più andato via. Le occasioni per lasciare il comando dello Zen ci sono state, ma lui sceglie ancora oggi di rimanere. « Resto — dice De Novellis — perché allo Zen serve continuità. È un momento di grandi cambiamenti, se andassi via adesso sarebbe un peccato. La gente è stanca di vessazioni e soprusi, è stanca della mentalità mafiosa ». Allo Zen 2 lavora giorno e notte e vive, come vivono altri quattordici militari. Dentro la caserma. « Avviene anche nelle altre stazioni dell’Arma — dice De Novellis — ma allo Zen è più amplificato il senso di prossimità. Sei più vicino alla gente».
Quando il santo si è fermato davanti alla caserma, erano in corso due arresti. Il giorno dopo, alcuni carabinieri hanno fatto visita ai membri dell’associazione e hanno ricevuto in regalo l’immagine di padre Pio. « In questi dieci anni il quartiere è cambiato — dice il maresciallo — Il santo che si ferma davanti alla caserma è un segnale, significa che nella coscienza della gente qualcosa è cambiato. Qui rappresentiamo lo Stato e loro hanno scelto di fermarsi. Abbiamo vinto una battaglia».
Allo Zen è dura. C’è il degrado che opprime, i servizi fantasma, c’è lo spaccio a cielo aperto, c’è una mentalità mafiosa difficile da estirpare. «Il nostro primo compito è l’attività di polizia — dice De Novellis — arresti, perquisizioni, attività invasive. Ma se, fino a qualche anno fa, era difficile entrare nelle case, adesso per la gente dello Zen non siamo soltanto carabinieri che portano via i loro papà o i loro mariti, siamo anche i " maestri" dei loro figli, siamo quelli che gli fanno pulire le strade e riparare le buche». I carabinieri, in collaborazione con le associazioni del territorio, aiutano anche i bambini a studiare, giocano con loro a calcetto, li invitano a mangiare il panettone a Natale e gli fanno trovare i regali sotto l’albero. « Sei un militare ma sei anche una persona — dice il maresciallo — Ci vuole professionalità, ma anche umanità » . Ecco perché i bambini dello Zen bussano alla porta della caserma per chiedere caramelle, indossare il cappello militare o guardare le auto. « Vengono anche a denunciare furti di bici — dice De Novellis — Vengono da noi invece di fare a botte per riaverle».
Di episodi in questi anni ce ne sono stati tanti. « Come la mamma — racconta il maresciallo — che venne a denunciare il figlio spacciatore, o un bambino cui arrestammo il padre e che scoprì solo allora che il "maestro" che lo aiutava a fare i compiti era un carabiniere. Si sentì tradito, ma capì. Tutto questo dieci anni fa era impensabile. Il segreto è non smettere mai di lavorare».
E dopo le giornate in caserma, per De Novellis arriva il momento di sedersi al pianoforte: « La musica è la mia vita, se non suonassi non potrei essere il maresciallo che sono».
La Repubblica Palermo, 27 sett 2019

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