lunedì 16 settembre 2019

Dal Papeete a Bibbiano, chi usa i bambini


di Lavinia Rivara
«Mi vergogno per chi coinvolge i bambini, i figli devono essere tenuti fuori dalla polemica politica». Chi ha pronunciato queste parole il primo agosto sulla spiaggia del Papeete? Possibile che sia lo stesso leader che ieri ha chiuso un comizio prendendo in braccio una bimba coinvolta nella vicenda di Bibbiano, probabilmente con una storia traumatica alle spalle, scandendo lo slogan "Mai più bambini rubati"? La stessa persona che sempre su quel palco ha schierato a favore di telecamere numerosi altri minori dietro lo striscione "Bambini strappati"? Sì, questa volta la Bestia di Salvini, la favolosa macchina da propaganda del leader, non è stata capace di trovare un finale migliore per il rito di Pontida: bambini. Usati per attaccare gli avversari politici.

Ma è stato solo l’ultimo atto di una escalation sull’uso politico dell’infanzia.
Nessuno contesta al leader leghista la condivisione su Facebook di momenti di vita privata con i suoi figli: saggi di danza, pagelle, passeggiate. Ognuno è libero di pensarla come vuole sull’opportunità di tanta insistenza, ma alla fine è una scelta personale. Meno privata è apparsa la presenza della figlia sabato all’assemblea degli amministratori della Lega, immortalata con indosso la maglietta miss Papeete in una foto di gruppo con il papà e i governatori del centrodestra.
Certo l’utilizzo dei bambini nella propaganda non è una novità. Sulla loro mobilitazione politica nella prima metà del Novecento, dalla Grande Guerra a Mussolini, ha scritto un libro lo storico Antonio Gibelli ("Il popolo bambino", Einaudi). Ora Salvini si inserisce a pieno titolo in questa non felice tradizione. In agosto inveiva contro il giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio che aveva filmato suo figlio su una moto d’acqua della polizia: «Vada a riprendere i bambini lei che è specializzato». Ieri è stato lui a metterli lì in posa e farli riprendere, schierati come bandiere di partito. E allora sì, un po’ di vergogna in effetti ci sta.
La Repubblica , 16 settembre 2019

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