domenica 18 agosto 2019

IL PERSONAGGIO. La donna che guiderà fino a cento anni: "Io meglio dei maschi"


di Enrico Ferro
Chiara Maria ha 98 anni e le hanno rinnovato la patente fino al 2020 "Mai un incidente, la vera fatica a Milano è trovare parcheggio"
«Chi l’ha detto che guidare non è roba per donne? Guardate me, a 98 anni. La mia auto ha qualche graffietto sì, ma mai un incidente». Chiara Maria Tanara coccola tra le dita cariche di anelli d’oro la sua inseparabile patente, con la data di scadenza che è già un vanto oltre che un traguardo. C’è scritto 2020. Con il rinnovo di altri due anni, fino al compimento del secolo d’età, Chiara Maria diventa probabilmente l’automobilista più anziana di Milano e ci sono buone possibilità di scalare anche un’ipotetica classifica nazionale. «Ho preso la patente nel 1955, dopo il secondo figlio», racconta e il suo ricordo è una cartolina in bianco e nero.
In piazza Duomo svettava il cartellone pubblicitario Cinzano, Piero Calamandrei arringava gli studenti universitari nel salone degli Affreschi ricordando il sacrificio dei partigiani e Angelo Moratti prendeva le redini di quella che sarebbe diventata la Grande Inter. Oggi la città si è sviluppata in verticale e il traffico è decuplicato ma Chiara Maria è ancora lì al volante della sua utilitaria, ieri una Fiat 850, oggi una Citroen C1, abile a destreggiarsi nella giungla di asfalto e smog della metropoli. Vedova dell’avvocato Angelo Fumarola, madre di cinque figli, nonna di undici nipoti, non rinuncia alla sua indipendenza e, anzi, invita tutte le donne a farlo: «Guidate e non sentitevi mai inferiori ai maschi».
Qual è il suo segreto?
«Non avere fretta. Chi va piano va sano e va lontano».
Cosa se ne fa dell’auto a 98 anni?
«Abito vicino a piazzale Tripoli. La macchina la uso per fare la spesa, per andare a trovare le mie figlie o per raggiungere la comunità Don Orione dove sono volontaria. Sono giretti intorno a casa».
Non è difficile per una donna della sua età destreggiarsi nel traffico di Milano?
«Certo che è difficile, bisogna prestare molta attenzione. Ma questo mi aiuta a tenere i riflessi pronti a la testa sveglia».
Ci sarà pure un aspetto che la preoccupa quando guida?
«Sì, trovare parcheggio. È sempre più difficile».
Ha preso la patente nel 1955. Fu lei a volerlo?
«No, fu mio marito, che era un grande uomo. Mi fece trovare una macchina nuova in garage. Non ricordo il modello ma so benissimo ciò che mi disse: se vuoi guidare la macchina è pronta. Sei andata per tanti anni in bicicletta, non è differente. Anche qua ci sono i pedali. È stato lui il mio primo insegnante».
Quanti rinnovi ha fatto?
«Non lo ricordo, so solo che l’ultimo l’ho fatto a dicembre scorso. Avrò la patente per altri due anni, fino al centesimo compleanno, non so nemmeno se ci arrivo (ride)».
Come si è svolto l’esame?
«Mi hanno fatto parlare un po’ per capire se il cervello funziona ancora. La parte più difficile è stata dirlo ai figli».
In che senso?
«Sono molto apprensivi, mi hanno proibito di andare in centro e non vogliono che esca dai confini della città. Tuttavia, sanno che ci tengo alla mia libertà. L’ho sempre difesa».
Cosa ne pensa dei pregiudizi sulle donne al volante?
«Penso che siano tutte baggianate ma la convinzione parte da noi stesse».
Non crede che la sua sia una storia speciale?
«A dire il vero mi sembra tutto abbastanza normale. Ed è così che mi sono sempre sentita per tutta la vita, una donna normale. Anzi, rivendico la mia normalità».
La Repubblica, 18 agosto 2019

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