martedì 27 agosto 2019

Il Cattivo Pastore...


IL CAFFÈ di Massimo Gramellini
Sarò un dinosauro digitale, ma non mi capacito che chi ha appena ucciso a coltellate il suo migliore amico risalga in auto e, assieme al motore, senta il bisogno di accendere il telefonino per parlare al suo pubblico: «Eh, ragazzi, ho fatto una caz..ta. A me dispiace per lui, ma il mio obiettivo era di far vedere alla gente che non bisogna mai intromettersi nelle faccende altrui...». A sconvolgermi non sono mica le parole, banale paccottiglia da stalker. È il tono di voce usato dall’assassino. Pacato, quasi impersonale. Lo stesso con cui uno di noi avrebbe potuto dire: «Eh, ragazzi, ho fatto una caz..ta. Ho proprio sbagliato a mangiare la pizza con le acciughe, considerando che non la digerisco». Questo Alberto Pastore aveva ucciso un uomo da un minuto e pensava solo a come giustificarsi
davanti alla platea dei suoi «followers» con la precisione algida di un killer professionista o, nella sua testa, di un conduttore di telegiornale, visto che per chi è cresciuto con lo smartphone in mano i social sono una sorta di emittente personale.
Ma quasi peggio erano certi commenti immediatamente fioriti sotto il suo messaggio. Chi la buttava in politica, dandogli del leghista o del grillino, e chi lo accusava di essere ricorso ai coltelli quando a dirimere la questione sarebbe bastata una scazzottata. E di quel ragazzo morto a vent’anni per avere suggerito a un amico di lasciare in pace l’ex fidanzata non interessava già più niente a nessuno.
Corriere della sera, 27 agosto 2019

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