martedì 9 luglio 2019

L’intervista al sottosegretario Spadafora "L’Italia è più sessista e Salvini dà il cattivo esempio"


di Maria Novella De Luca
«L’Italia vive una pericolosa deriva sessista. Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?». Un esempio? «Gli attacchi verbali del vicepremier alla capitana Carola.
L’ha definita criminale, pirata, sbruffoncella. Parole, quelle di Salvini, che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro Carola, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social». Va giù duro Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, mentre descrive il nuovo clima di attacco ai diritti civili e ai diritti delle donne che sembra solcare l’Italia da Nord a Sud. Oggi, insieme alla ministra Giulia Bongiorno, Spadafora presenterà il primo censimento nazionale dei centri antiviolenza, annunciando l’arrivo di nuovi fondi, ma anche di più rigorosi criteri di controllo sull’operato dei centri stessi.
Spadafora, c’è un brutto clima?

«Nei confronti delle donne sì. Odio, sessismo. E la politica non dà il buon esempio».
Oggi lei presenta il censimento dei centri antiviolenza.
«C’era bisogno di avere una mappa chiara di tutte le strutture sul territorio. Per vedere quali funzionano e quali no. Abbiamo messo in campo più fondi, quest’anno 37 milioni di euro. Ma vogliamo essere sicuri che vengano rispettati i requisiti previsti dall’intesa che proprio i centri hanno firmato con il governo».
Come farete i controlli?
«Anche con una task force di
ispettori».
Non vi fidate? La rete storica dei centri, che nasce dall’esperienza del femminismo, ha aiutato migliaia di donne a liberarsi dalla schiavitù della violenza domestica.
«È proprio per valorizzare l’esperienza dei centri virtuosi che nasce il censimento. Difendendoli da chi li vuole smantellare».
Darete fondi anche ai centri per "maschi maltrattanti"? Uomini che riconoscono la propria violenza e cercano di cambiare?
«Sì, è una delle novità del piano operativo che presentiamo oggi.
Insieme allo studio sulla violenza di genere in tutti i corsi di ambito sanitario. Alle misure per le donne disabili vittime di violenza. E per le donne migranti, oggi abbandonate al loro destino».
Le donne migranti non hanno tutela?
«Sono vittime tra le vittime. E il decreto sicurezza peggiorerà ancora di più la loro condizione di vulnerabilità. Il ministero dell’Interno le sta lasciando senza più supporti, siamo di fronte a una tragedia che ha la firma della Lega».
I centri antiviolenza nel 2017 hanno preso in carico oltre ottomila donne straniere.
«Soltanto una piccola percentuale di quelle che avrebbero bisogno di aiuto».
Lo stanziamento per i centri ques’anno sarà di 37 milioni. Ma a molte strutture non sono arrivati nemmeno i soldi del 2018.
«Non è vero»
In che senso?
«Tutte le Regioni che ci hanno presentato piani rigorosi hanno avuto i finanziamenti. Ma ci sono Regioni in forte ritardo. E poi parte di quei fondi, nella gestione che mi ha preceduto, sono stati spesi per iniziative diverse dal contrasto alla violenza».
Si riferisce alla gestione delle Pari opportunità di Maria Elena Boschi?
«Sì. Undici milioni di euro spesi per cento progetti di sensibilizzazione contro la violenza, come convegni, partite di calcio, campagne pubblicitarie».
Invece?
«Ci vogliono azioni concrete, forti. Le donne continuano a essere uccise. E quando riescono a ribellarsi alla violenza, quando escono dalle case rifugio, rischiano di ricadere nella stessa trappola perché non sanno come mantenere se stesse e i propri bambini. Per questo abbiamo istituito un fondo per le donne quando finiscono il loro percorso nei centri».
Soldi finalizzati a pagare un alloggio, a mantenerle mentre cercano un lavoro?
«Questo è l’obiettivo, per il 2019 sono soltanto due milioni di euro, ma è un primo passo».
Lei parlava di clima ostile ai diritti. Non solo verso le donne. Penso al mondo Lgbt. Sono tornate le carte d’identità con scritto padre e madre.
«Un’assurdità. Su questo il mio pensiero è noto. Ero a Palermo, con una coppia di papà che stavano registrando all’anagrafe la loro bambina. L’ufficiale di stato civile ha allargato le braccia dicendo: "Non ci possiamo fare niente, lo spazio è quello, uno di voi due verrà definito madreper legge"».
La Repubblica, 9 luglio 2019

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