venerdì 12 luglio 2019

IL "TRUCE" LUCRA VOTI IN ATTESA CHE NASCA L’ALTERNATIVA


EMANUELE MACALUSOIl sistema politico italiano è caratterizzato dal protagonismo della Lega e dal suo capo e capitano Matteo Salvini. E sembra che tutti siano in attesa delle prossime elezioni politiche il cui esito, però, viene dato per scontato: la Lega vincerà a man bassa e Salvini sarà il prossimo presidente del Consiglio. Magari alleato con Meloni il cui partito supererebbe, nei sondaggi, Forza Italia di Berlusconi, ormai consideratainservibile dallo stesso ministro dell’Interno.

Questo quadro appare sempre più realistico per diversi motivi. Esaminiamoli. Di Maio e il M5S perdono consensi ma restano al governo ed è Salvini a lucrare voti che vengono anche da quel movimento. Oggi leggo su La Repubblica che il sottosegretario con delega alle Pari Opportunità, Spadafora, dopo un’aspra polemica con Salvini sul sessismo leghista, dice a Di Maio che il M5S “deve essere alternativo alla Lega”. Alternativo? Ma restando al governo, dominato da Salvini, fa solo ridere. La sua posizione è una conferma che il M5S non si schioda dal governo e Salvini continuerà a lucrare voti anche da quella parte. E li lucra anche a destra perché, come detto, Forza Italia con la posizione suicida di aspettare che Salvini stacchi la spina e li imbarchi al governo, conterà sempre di meno.
Il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, ha scritto oggi un interessante articolo con questo titolo: “Smetterla di inseguire i populisti. Il dovere delle destre europee per spezzare il filo illiberale che lega i nazionalisti a Putin”. Quel dovere, scrive Cerasa, è così riassunto: “Se in Italia ci fosse una destra con la testa sulle spalle dovrebbe prendere al volo l’occasione del rinvio delle elezioni, non per trovare un modo per sottrarsi ancora più al pensiero del capitano ma per affrancarsi e sfidare il trucismo di governo”. Ben detto. Ma questa destra oggi non c’è. Ed il "truce" Salvini, ripeto, lucra voti anche da quella parte.
Infine c’è l’opposizione del centrosinistra che cresce poco, anche se cresce. Ma oggi è difficile pensare che il Pd ed i suoi piccoli alleati possano contendere il governo alla destra leghista. Potrebbe farlo se, nel tempo che oggi c’è, si costruisse un più largo fronte. Questo è possibile se nel Pd i renziani si convincono che solo l’unità può garantire un ruolo a tutte le sue componenti. Ed anche se la vocazione di Calenda ed altri, ad allargare al centro il centrosinistra, non rompa il Pd e non contraddica l’esigenza molto presente ed essenziale di recuperare voti di sinistra oggi in astensione o dispersi in piccole formazione ed anche presenti nel M5S. È un’operazione difficile. Ma questa è la sola strada, a mio avviso, per dare concretezza ad una possibile alternativa alla destra.
(11 luglio 2019)

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