martedì 18 giugno 2019

Ieri i funerali della ex senatrice Pci. Mafai, l’ultima lettera "Le mie battaglie"

A sx: la camera ardente a Villa Niscemi. A dx: Simona Mafai

Una folla commossa ha salutato ieri Simona Mafai, ex senatrice, storica dirigente del Partito comunista, fondatrice della rivista Mezzocielo e spirito critico della sinistra italiana. Alla cerimonia laica a Villa Niscemi hanno partecipato i compagni con i quali ha condiviso l’impegno politico e le donne, le tante donne che ha riunito e incoraggiato e alle quali ha insegnato che la militanza è impegno quotidiano. Le figlie Raffaella e Sabina hanno letto il discorso che Simona Mafai scrisse per i suoi 90 anni. Ne avrebbe compiuti 91 il 5 luglio. Ecco il testo:
«Grazie a tutte e a tutti voi, amiche ed amici. Sento il vostro affetto costante, che mi dà valore e mi aiuta a vivere. Un grazie speciale alle mie figlie, Raffaella e Sabina, e con loro, a Gaetano e Pippo, e ai miei nipoti specialissimi: Nicola e Ruggero. Sono contenta, ed anche un po’ stupita di essere arrivata a 90 anni.
Ho avuto una vita abbastanza fortunata. Sono sempre stata attenta a ciò che accadeva attorno a me, ho affrontato con giovanile baldanza i rischi della guerra e della Resistenza, e mi sono assunta poi, senza avarizia, le responsabilità che mi trovavo di fronte. Ed ora sono qui, senza troppe ferite.
Ora vivo con una ospite un po’ fastidiosa: la vecchiaia. Cerco di contenere la sua invadenza, e di contrattare con lei spazi e tempi per me. Ma in fondo le sono anche grata. Perché mi ha dato la possibilità di riguardare la vita trascorsa, confermare le mie scelte giovanili (operare per una società nuova, che desse a tutti libertà e… pane!) ma anche rilevare antichi (e non leggeri) errori di giudizio e di comportamento, pubblici e privati che non avrei potuto riconoscere se la mia vita fosse finita prima.
Ho tratto la conclusione che ci sono sempre stati, nella storia del mondo, donne e uomini che si sono arrovellati su quali potevano essere le migliori regole e leggi per convivere insieme, e forse perché ogni essere umano potesse vivere meglio. Lo hanno fatto sostenendo idee, bandiere e confessioni religiose diverse, anche in contrasto aspro tra loro — ma con un fine — forse — simile. Sono stati una minoranza nei loro tempi, ma nell’insieme furono moltissimi; ed hanno portato l’umanità ad un maggiore progresso, se si può pronunciare ancora oggi questa contestatissima parola (che io però condivido).
Vorrei concludere con alcune parole tratte dal Diario di mio marito, compagno Pancrazio de Pasquale, con il quale ho avuto il privilegio di condividere, in armonia e indipendenza, quasi quarant’anni di vita. C’erano state le elezioni politiche nell’estate del 1987 (data che oggi si ritiene l’inizio del processo di disgregazione dei partiti di massa, su cui si fondava la Prima Repubblica). Il PCI aveva registrato una forte perdita di voti. E De Pasquale scriveva: "La prima clamorosa sconfitta dopo il ‘48. Non sono stati quarant’anni perduti. C’è certo la grande conquista storica della libertà personale e collettiva, fondamento dell’ordine pubblico democratico e base essenziale di qualsiasi sviluppo. Conquista alla quale sono lieto di aver partecipato. Vi è anche, in qualche modo, un mio granello. Di sabbia. Nel senso che c’è, ma che se non ci fosse sarebbe uguale." Grazie ed auguri a tutte e tutti».
La Repubblica Palermo, 18 giugno 2019

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