lunedì 24 giugno 2019

EM.MA in corsivo. PERCHÈ IL DECLINO DI UNA COSCIENZA ANTIFASCISTA


EMANUELE MACALUSO
L’Anpi, l’associazione dei partigiani, ha chiesto di rispettare le norme costituzionali e le leggi dello Stato contro il fascismo. Non c’è dubbio che Casa Pound, per quel che dicono e fanno i suoi dirigenti e militanti, è un’organizzazione fascista. E, al pari degli squadristi di una volta, manganellano giovani come avvenuto con i ragazzi del Cinema America di Roma. Sul tema, oggi lo letto l’editoriale de La Repubblica, firmato da Michele Serra. Lo condivido. Quel che si vede oggi nel nostro Paese provoca indignazione non solo in chi al fascismo si oppose negli anni in cui fu al potere (ed io, tra questi, mi ritrovo, però siamo ormai in pochi) ma provoca indignazione anche tra i tanti giovani che vogliono un Paese libero, democratico, retto dai valori della Costituzione scritta, come disse il grande giurista Calamandrei, con il sangue dei caduti nella Resistenza.

Diciamo le cose come stanno oggi. La fascia degli italiani che sono su questa lunghezza d’onda è una minoranza. Il governo italiano è retto da partiti che non hanno come riferimento politico-culturale l’antifascismo e la Costituzione. Il ministro dell’Interno, vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha dichiarato che “non gli interessa il derby fascisti antifascisti”. Parla di derby, vergogna!. Tuttavia, la Lega con questa politica ha accresciuto i suoi consensi al punto che oggi Salvini agisce come se fosse il presidente del Consiglio, con l’acquiescenza miserabile dei Cinquestelle di Di Maio. Ecco perché penso che, sul declino di una coscienza nazionale antifascista, ci sia una responsabilità anche della sinistra nel tenere alti quei valori, nel rapporto con il popolo, nella lotta politica quotidiana che non c’è stata.
Dopo la fine della Prima Repubblica e l’avvento di Berlusconi abbiamo avuto un primo segnale, non colto pienamente, che stesse mutando qualcosa di profondo nella cultura politica e nei sentimenti popolari. E, attenuandosi sempre più il rapporto politico ed organizzato della sinistra e di altre forze antifasciste di ispirazione cattolica e laica, hanno prevalso le idee salviniane. Oggi, su una pagina de La Repubblica, leggiamo che si lavora per una coalizione che ha come componenti il qualunquismo dei Cinquestelle, la destra leghista e le sue appendici degli ex fascisti di Meloni e i residuati di Forza Italia. È proprio questa coalizione e la subcultura politica che bisogna sconfiggere.
In Italia, l’antifascismo non è stato solo della sinistra comunista e socialista ma anche della Dc di De Gasperi e Moro, della destra di Einaudi e Malagodi, dei laici di La Malfa e de Il Mondo, che furono anche molto polemici con il Pci. Questo campo manca del tutto. Sui giornali si scrive di una riorganizzazione, anzi di una rifondazione di Forza Italia che rivendichi il suo carattere liberale: una delle due coordinatrici, Mara Carfagna, in un’intervista dice: “C’è un pezzo d’Italia che non vede l’ora di riconoscersi in una proposta moderata, liberale, riformista ed europeista che non sia succube di Salvini”. Ma i liberali italiani, come dicevo, hanno sempre manifestato di essere liberali ed anche antifascisti. Se Forza Italia volesse distinguersi dal leghismo salviniano (in parte lo fa la Carfagna) deve chiarire questo suo modo d’essere. Lo farà? Ne dubito dato che la posizione politica dell’altro coordinatore, il presidente della Liguria Toti, viene ribadita in una diversa intervista: Salvini dovrebbe staccare la spina al governo per stare insieme. Mi pare che, purtroppo, la posizione prevalente di Forza Italia coinciderà con quella di Toti. Stando posì le cose, un cambiamento potrà verificarsi solo se crescerà l’opposizione della sinistra, del centrosinistra in modo da costituire una reale e credibile alternativa alla coalizione di destra. E, forse così, si potrà aprire una strada per una destra liberale e antifascista.
(21 giugno 2019)

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