mercoledì 29 maggio 2019

La storia diventa un libro. Le tre sorelle che non si arrendono alla mafia dei pascoli


di Salvo Palazzolo
PALERMO — Ci sono notizie che per le ragioni più diverse smettono di essere soltanto l’oggetto di un racconto e finiscono per coinvolgere il giornalista. Al punto di farlo diventare parte della storia. Così è accaduto a Massimo Giletti, il conduttore di Non è l’Arena , il talk show di La 7, con la vicenda delle tre sorelle Napoli, che si battono contro la mafia dei pascoli attorno al paese di Mezzojuso, il cuore della provincia di Palermo.
La notizia delle denunce, in un contesto di grande isolamento, fu lanciata da questo giornale nel settembre 2017. Qualche mese dopo, Giletti riprese il tema e non l’ha più lasciato, puntata dopo puntata. Sfidando il luogo comune che la mafia non fa notizia e che non interessa il grande pubblico.

Adesso, il giornalista ha scritto anche un libro sulla storia di Ina, Irene e Anna Napoli, Le dannate si intitola, edito da Mondadori. Un viaggio nelle campagne siciliane dove ancora regna una mafia antica e influente economicamente, quella che fu dei favoreggiatori di Bernardo Provenzano, l’uomo delle stragi Falcone e Borsellino, della trattativa Stato-mafia; il padrino morto tre anni fa si nascondeva proprio nelle campagne di Mezzojuso, sicuro di non essere arrestato.
Il libro, il primo di Giletti, è anche il racconto della sua infanzia, del complesso rapporto con la madre — in questa storia sono le donne le protagoniste — e poi diventa pure un viaggio alla ricerca delle ragioni di una professione, quella di giornalista, sempre più di corsa e sempre meno di approfondimento. Piaccia o no il talk show di Giletti, gli si deve riconoscere che il suo racconto in tv è stato anche giornalismo di inchiesta: il conduttore e la sua squadra hanno scoperto che attorno alle terre di quelle donne coraggiose qualcuno ha acquistato tutto. C’è da chiedersi: chi sta tornando ad occupare la provincia palermitana, ricca di risorse, magari per poi ottenere milioni di euro di contributi europei? È il nuovo volto di una mafia imprenditrice?
Stavolta, il talk show ha spiazzato anche i cronisti più esperti di mafia, concentrati sempre sulla città e troppo poco sulla provincia. Giletti e il suo lungo racconto hanno offerto una pista ben precisa per provare a indagare attorno ai patrimoni mafiosi ancora non individuati. Bisogna cercare nel tesoro di Cola La Barbera, l’uomo fidato di Provenzano morto nel 2006: suo figlio Simone ha provato a impossessarsi delle terre delle sorelle Napoli, facendo invadere il raccolto con le mandrie di vacche. E dal talk shaw al libro, Giletti sembra ormai aver adottato le tre donne che a Mezzojuso continuano a guardare storto, ha portato anche la trasmissione nella piazza del paese.
Forse, i tanti italiani coraggiosi che denunciano le mafie, al Sud come al Nord, avrebbero bisogno proprio di questo tipo di informazione: di un giornalista e di un giornale, di una tv, di un sito, che scendano in campo accanto a loro. Per vincere l’isolamento. E magari, provare a cambiare il corso delle notizie.
La Repubblica, 29 maggio 2019

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