mercoledì 29 maggio 2019

Intervista a Antonio Bassolino (Pd), ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania: «Il Pd ha fatto solo il primo passo la risalita è lunga»

Antonio Bassolino

GENEROSO PICONE
Bassolino: «Siamo solo al primo passo la risalita sarà molto lunga»
Me lo aspettavo, abbastanza. Ma siamo solo al primo passo, la risalita sarà molto lunga». Il buon risultato del Pd visto da Antonio Bassolino. «Non escludo a breve il voto per il governo». «Siamo solo al primo passo la risalita sarà molto lunsa» Generoso Picone Se lo aspettava? «Abbastanza. Perché questi dati sono il frutto di tutto quello che è accaduto soprattutto nel corso dello scorso anno. Anche se qualche sondaggio sembrava tendere ad attenuarne i toni, era evidente già dai risultati elettorali delle ultime tornate regionali che si arrivasse a un impetuoso mutamento di scenario». Per antica scuola, Antonio Bassolino è abituato ad aprire la riflessione e istruire l'analisi dopo ogni appuntamento al voto. L'ex sindaco di Napoli e già presidente della Campania ha avviato la sua valutazione sulle Europee con un post affidato a facebook.
Bassolino, perché lo scenario politico è mutato in maniera tanto impetuosa?

«Innanzitutto perché si sono rovesciati i rapporti di forza tra i due partiti al governo: la Lega ha oggi più della percentuale che il M5S aveva un anno fa e il M5S ha la stessa percentuale di allora della Lega. Si tratta di un sommovimento importante rispetto a quanto consegnatoci il 4 marzo dell'anno scorso e occorre ricordare che il processo non si è ancora fermato».
Ma appare consolidata la dimensione del blocco elettorale sociale che si era affermato alle scorse elezioni politiche.
«Certo, però non è una questione che può ridursi soltanto in questi termini. Anche in relazione alle vicende internazionali rispetto alle quali c'è sempre una scarsa attenzione in Italia e soprattutto alle dimensioni crescenti dell'astensionismo che pure viene troppo sottovalutato nelle analisi nonostante abbia decisamente effetti importanti e significativi. Voglio dire che troppo spesso si ragiona come se ci trovassimo all'interno di un vecchio mondo e non si comprende che dietro il distacco e l'indifferenza c'è una scelta politica. Il partito degli astensionisti è il primo in Italia e avrà un peso rilevante in un prossimo teatro politico sempre più instabile».
Si andrà a nuove elezioni politiche a breve?
«Se il rapporto di forza M5S-Lega si è rovesciato, alla fase dei due governi di quest'anno - con due partiti che prima andavano d'accordo, poi litigavano e quindi hanno sdoppiato l'attività dell'esecutivo - ora subentrerà quella dei "due Parlamenti».
Cioè?
«Il Parlamento attuale è l'esito del voto del 4 marzo scorso. Ora il quadro è cambiato e ciò vorrà dire ulteriore instabilità».
Salvini ha però escluso crisi di governo o richiesta di nuove poltrone. 
«Ha comunque indicato le priorità da seguire. Flat tax, decreto sicurezza, il cosiddetto regionalismo differenziato che renderà legge dello Stato la divisione tra Nord e Sud. Sono scelte di merito fondamentali per la Lega. È evidente che avendo entrambi convenienza a non porre problemi formali sul governo, i rapporti tra Lega e M5S determineranno una situazione di costante e progressiva conflittualità: con conseguenze in primo luogo per l'Italia e per le decisioni di bilancio che occorrerà assumersi».
Del resto, l'atteggiamento di Salvini è comprensibile visto lo straordinario successo.
«Il suo è stato un trionfo. Nel risultato elettorale c'erano tre elementi simbolici sul versante nazionale: la Lega oltre il 30%, il M5S sotto il 20%, il Pd sopra il 20% e superando il M5S. La Lega ha conseguito un successo travolgente, affermandosi come forza nazionale e primo partito, vincendo anche in Piemonte dove nella coalizione di centrodestra ha battuto un amministratore bravo come Chiamparino. Dimostrazione che l'onda era proprio lunga, davvero impressionante. Anche se poi in diverse e importanti città il buon lavoro dei sindaci Pd viene giustamente premiato. Il M5S ha subito un colpo pesante, dimezzando addirittura i suoi voti in un anno».
Secondo lei perché?
«Alla verifica del governo ha mostrato troppe oscillazioni, in difficoltà di fronte a casi dalla Tav all'Uva. Negli ultimi giorni aveva tentato di riprendere i toni di una volta, pur essendo forza di governo. Ma invano». 
Il Pd di Zingaretti ha cominciato la sua risalita?
«Dopo aver perduto un anno dal 4 marzo scorso, senza alcuna riflessione su quello che era avvenuto, finalmente dalle Primarie è venuto un segnale di risposta significativa: la larga partecipazione e la vittoria di Zingaretti hanno delineato la possibilità di una inversione di tendenza dopo le sconfitte degli ultimi anni. Ora c'è da registrare un primo passo verso la risalita che sarà lunga, mentre invece sono andate male altre forze di centrosinistra come la Sinistra, i Verdi e +Europa».
Lei propone una larga alternativa di governo: assieme a chi?
«Con umiltà, intelligenza e pazienza si deve costruire un rapporto vero con il Paese reale e un'ampia alternativa allargando il campo. In questo senso, c'è da augurarsi che sia apra una positiva riflessione critica in altre forze di sinistra e che succeda qualcosa anche in mondi moderati».
Individua questo obiettivo per le prossime scadenze, alle elezioni per Regione Campania e Comune di Napoli?
«Indico un percorso con respiro più ampio. Ci vuole lucida intelligenza e consapevolezza che la politica può spostare gli equilibri, innanzitutto riconquistando alla partecipazione democratica il 40% degli astenuti a Napoli. Poi, chi ci dice che il prossimo appuntamento elettorale sia proprio quello di Regione e Comune? È possibile che si voti prima per il nuovo parlamento nazionale».

Il Mattino, 28/5/2019

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