venerdì 10 maggio 2019

Il personaggio. La deputata con l’alias che ora rischia il seggio


EMANUELE LAURIA
A dire l’ultima parola sarà la giunta per le elezioni della Camera. Ma Piera Aiello, la supertestimone di giustizia lanciata un anno fa come simbolo di 5 Stelle per le Politiche in Sicilia, rischia di perdere il posto di deputata. Sul suo capo, oltre che un’inchiesta della procura di Sciacca, pende anche un esposto che mira a dichiararne la incandidabilità. L’ha presentato Tiziana Pugliesi, che fu sua avversaria nel collegio trapanese, e che è corredato da documenti che, al di là dell’interesse della ricorrente, provano un fatto inoppugnabile: al momento del voto, il 4 marzo 2018, Piera Aiello non era iscritta nelle liste elettorali. Un pasticcio, nella migliore delle ipotesi. Che getta un’ombra sul percorso di una donna conosciuta per la sua storia di coraggio che ha deciso di continuare in parlamento, e a volto scoperto, il suo impegno contro la mafia.

I fatti. Piera Aiello era sposata con il figlio del boss Vito Atria, ucciso il 24 giugno 1991. Dopo l’omicidio decise di denunciare i due assassini del marito e iniziò così a collaborare, insieme alla cognata Rita Atria, con la magistratura. In base alle leggi che tutelano i testimoni di giustizia, la Aiello che vive sotto scorta - ha avuto uan carta d’identità nuova, con un nome diverso, e si è vista fra l’altro "congelare" il diritto di voto, attivo e passivo. Ma l’anno scorso, al momento della svolta politica, ecco anche la scelta (obbligata) di scendere in campo con il suo vero nome, più famoso dell’"alias" che le è stato assegnato come copertura. E mostrando pure a fotografi e telecamere il volto fino a quel momento coperto dal cappuccio. Ma senza rinunciare, ovviamente, al programma di protezione. Il problema, a quel punto, erano però proprio le norme sui testimoni di giustizia: la Aiello, infatti, non poteva essere iscritta alle liste elettorali.
A farlo è stato un funzionario del Comune di Partanna, che ora è indagato assieme alla Aiello, su richiesta di un delegato dell’attuale deputata, ovvero Giuseppe Gandolfo, avvocato e animatore di un’associazione antiracket che la aveva fatta avvicinare agli ambientipentastellati di Marsala. Il funzionario in questione, Rosario Sanfilippo, si è preso l’onere di produrre il certificato elettorale di Piera Aiello, ma non più di 15 giorni dopo la commissione elettorale mandamentale ha annullato quel provvedimento e la Prefettura di Trapani ha comunicato al sindaco di Partanna, Nicola Catania, l’irregolarità commessa.
Tutto ciò accade dopo la chiusura dei termini per la presentazione delle candidature ma prima del voto. Al quale la Aiello giunge in pratica in forza anche di un certificato che nel frattempo aveva perso validità. «La signora Piera Aiello non si sarebbe potuta candidare», dice ora al sito Tp24.it Sanfilippo, l’impiegato del Comune che rilasciò l’atto incriminato. Ma lui afferma di aver fatto tutto in buona fede, perché non sapeva chi fosse la Aiello e perché Gandolfo gli avrebbe mostrato un certificato di residenza dell’aspirante candidata. Ma come poteva, una testimone di giustizia che vive in località segreta, avere una residenza ufficiale a Partanna? I vertici del Comune hanno un’idea diversa e ritengono che Sanfilippo abbia ceduto alle insistenze di Gandolfo pur essendo a conoscenza del fascicolo che riguarda la Aiello. Anche se il sindaco, ufficialmente, non parla.
Sul piano penale l’esito della vicenda è incerta, perché il pm Roberta Buzzolani, che indaga per falso in atto pubblico, ha chiesto l’archiviazione non ravvisando, almeno per ora, il dolo specifico. Deciderà il gip, in presenza anche di un’opposizione della parte offesa, cioé la candidata sconfitta. Ma rimangono i dubbi sulle "forzature" fatte dalla Aiello e dal suo delegato, come la stessa deputata le ha definite in una dichiarazione. E resta una richiesta di incandidabilità all’esame della Camera.
Prosegue così la straordinaria storia di una deputata con la doppia identità, che nel sito ufficiale di Montecitorio compare come Piera Aiello ma nei documenti ha un nome diverso, lo stesso nome con cui figura ancora nel ruolo dei dipendenti regionali, dopo l’assunzione da parte del governo Crocetta. E pochi mesi fa, a un processo in cui è imputata per aggressione, l’onorevole Aiello si è presentata declamando le generalità mascherate, cioé il nome falso. Questo prevede la legge che la vedova del figlio del boss ha voluto onorare. Ma che ora le restituisce ansie inattese.
La Repubblica Palermo, 10 maggio 2019

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