venerdì 17 maggio 2019

Il caso della prof sospesa: la sanzione e il sospetto che suscita


di MAURIZIO MURAGLIA 
Il facente funzioni di Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Sicilia, Marco Anello, ha parlato di "distorsione della realtà". Accostando il decreto sicurezza Salvini alle leggi razziali, i ragazzi del Vittorio Emanuele III avrebbero distorto la realtà e la loro insegnante glielo avrebbe colpevolmente permesso.
A scuola distorcere la realtà è la regola, perché fa parte del processo di apprendimento e del precario controllo delle conoscenze che necessariamente riguarda tutti i ragazzi. Se le conoscenze fossero perfettamente controllate non ci sarebbe bisogno della scuola. Nella fattispecie il controllo riguarderebbe le conoscenze storiche, che proprio di questi tempi sono al centro delle polemiche riguardanti la sparizione del tema di storia alla maturità. In parole povere, i ragazzi non avrebbero compreso la differenza sostanziale che intercorre tra le leggi razziali del ’38 ed il decreto sicurezza del 2019. Se questa differenza c’è, l’unica cosa da fare è spiegarla ai ragazzi. Fare una lettura sinottica dei due dispositivi e fare vedere che si tratta di due cose completamente diverse. Così facendo si otterrebbero due obiettivi virtuosi: avere insegnato meglio la storia ai ragazzi e avere dato un’immagine dell’istituzione del tutto incoerente con le illazioni dei ragazzi: un’immagine democratica e tollerante.

Con quella slide infatti i ragazzi avrebbero implicitamente attribuito alla legge sicurezza un connotato razzista. Come dire che avrebbero dato del razzista al Ministro dell’Interno. Le scuole vivono di attribuzioni.
Se si dovesse fare la conta di tutti i discorsi che circolano nelle aule scolastiche, e se ad ogni discorso fatto in classe dovesse seguire un’ispezione, il rischio sarebbe quello di vedere licenziati tantissimi insegnanti. Ma questo giustamente non accade perché non siamo in uno Stato di polizia e non siamo sotto una dittatura.
Si può dire quel che si vuole, ma non siamo sotto una dittatura. Pertanto quella slide non rappresenta che uno degli innumerevoli accostamenti, attribuzioni, interpretazioni che si fanno quando si insegna e si impara, nel cantiere incessante della conoscenza che accade tutte le mattine nelle classi di tutta Italia.
Se anche l’accostamento della slide fosse abusivo, non ci sarebbe altro da fare che spiegare ai ragazzi che è abusivo. Non offensivo, ma abusivo.
Perché l’accostamento tra le due leggi è impossibile, e se è stato fatto vorrà dire che in quella giornata della Memoria la sensibilità dei ragazzi fu portata illegittimamente a vedere nelle politiche attuali sulla sicurezza un’insufficienza di accoglienza. Che i ragazzi hanno espresso, con l’intemperanza tipica dell’età, in quel modo.
Un modo che sarebbe rimasto privo di visibilità se qualcuno non avesse voluto, stavolta sì, distorcerlo ideologicamente, facendo cadere nella trappola e asservendo furbescamente al proprio scopo tutti gli attori di questa vicenda.
Che hanno attivato una serie di procedure, nei confronti della collega Dell’Aria, semplicemente sproporzionate rispetto al fatto in sé. Troppo sproporzionate per non destare il sospetto che questo provvedimento di sospensione in realtà non nasconda qualche altro genere di messaggio, e, in filigrana, una nuova idea di educazione e di istruzione sulla quale, stavolta sì, occorre seriamente vigilare.
La Repubblica Palermo, 17 maggio 2019

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