martedì 28 maggio 2019

Corleone, cosa c'era dietro la sfida Milazzo-Romano per le europee?

Da sx: Francesco Saverio Romano, Giuseppe Milazzo
Nella campagna elettorale di Forza Italia a Corleone c'è stata una gara nella gara. Da un lato il sindaco Nicolò Nicolosi con alcuni assessori e molti consiglieri comunali, tutti a remare per portare il più in alto possibile il candidato Giuseppe Milazzo; dall'altro lato un gruppo di ex consiglieri ed amministratori comunali e militanti (Carlo Vintaloro, Vincenzo Macaluso, Giuseppe Cardella, e Gaetano Lupo, Gianpiero Rigogliuso, Mario Lanza e Giulio Pillitteri, gli ultimi quattro dell'area Lagalla), protagonisti della passata esperienza amministrativa (2012-2016) conclusasi con lo scioglimento per mafia del comune, che invece cercava consensi per Francesco Saverio Romano. Una sfida tra due spezzoni storici del centrodestra corleonese, resa ancora più intrigante dal fatto che - almeno Vintaloro e Macaluso - sono rimasti fuori dai giochi politici dell'attuale consiliatura.
Perchè non volevano avere a che fare con Nicolosi, che conoscevano bene, dicono loro; perchè Nicolosi non li ha voluti, dice l'entourage dell'attuale sindaco. Come che sia, la sfida è stata senza esclusione di colpi. Alla fine della corsa, Nicolosi e i suoi hanno raccolto 672 voti di preferenza per Milazzo, mentre gli avversari 594 voti per Romano. Un risultato quest'ultimo certamente non di poco conto, se si tiene conto che è stato ottenuto da personaggi che non hanno nessun ruolo politico e che sono lontani dal potere amministrativo. Ridimensionato ne esce, invece, il risultato dei nicolosiani che, pur avendo in mano tutte le leve del potere, hanno superato di appena 78 preferenze gli avversari interni. Una considerazione che i sostenitori di Romano ci tengono giustamente a sottolineare. Vero è che alla fine però Milazzo è stato eletto al parlamento europeo, mentre Romano no. E non si tratta di un dettaglio di poco conto nella valutazione finale del risultato della sfida. (dp)   

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