sabato 13 aprile 2019

Salvini e l’antimafia pret à porter

Piero Violante
La notizia è che Salvini, il 25 aprile - anniversario della Liberazione - verrà in Sicilia anziché riparare nella villa del padre della sua ultima fidanzata di cognome Verdini. La scelta di Corleone si offre come la prova definitiva della meridionalizzazione della Lega e come segnale dell’impegno antimafia di un lumbard che è restio a riconoscere la mafia a casa sua. Per Salvini la mafia resta cosa siciliana e va combattuta con i cannoli (Cuffaro docet). La meridionalizzazione salviniana è anche rafforzata dall’uso del discorso indiretto: pregiare una cosa per attaccarne un’altra. La mafia rimane cosa nostra e la lotta alla mafia - nemmeno un professionista dell’antimafia inventivo come Montante lo aveva pensato - è interpretata come antidoto alla Resistenza, alla “retorica” del 25 Aprile declassato a evento divisorio. A corollario del discorso indiretto Salvini pone che l’antimafia è la democrazia mentre il 25 aprile apre alla dittatura. La pacchia è finita anche per la Costituzione? Ma Salvini non è un ministro che ha giurato fedeltà alla Costituzione che origina da quel 25 aprile da lui declassato?
La Repubblica Palermo, 13 aprile 2019

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