venerdì 1 marzo 2019

Sabato 2 marzo 2019, Intitolazione di largo Maria Vallone, moglie di Giuseppe Rumore, sindacalista Cgil assassinato dalla mafia a Prizzi

Maria Vallone
Le vie dei diritti. Intitolazione Largo Maria Vallone, Sabato 2 marzo ore 09,15 all'incrocio tra la via GUIDO ROSSA e via GIUSEPPE RUMORE.
Palermo 1 marzo 2019 – Domani alle 9 sarà intitolata la sesta delle “vie dei diritti” a Maria Vallone, attivista del movimento sindacale, che fu sempre al fianco del marito, il sindacalista della Cgil, Giuseppe Rumore, nelle lotte per i diritti dei lavoratori e l'occupazione delle terre. Si ricongiungeranno simbolicamente per l'occasione. L'amministrazione comunale e la Cgil Palermo dedicheranno a Maria Vallone una nuova strada di Bonagia, proprio di fronte alla via intitolata al marito Giuseppe Rumore, ucciso il 2 settembre 1919.  
    Continua il percorso delle “vie dei diritti” per l'intitolazione di 19 strade di Palermo ai sindacalisti uccisi dalla mafia e a protagonisti e protagoniste dell'antimafia sociale,

impegnati nella difesa della Costituzione. Alla cerimonia di domani interverranno il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo e i familiari di Maria Vallone, tra cui il nipote Michelangelo Salamone.  
      Maria Vallone, nata a Prizzi il 28 maggio del 1888 da una famiglia di contadini e morta a Palermo il 25 febbraio 1985, si sposa con Rumore contro il volere della famiglia. Aveva 28 anni quando Rumore la notte del 22 settembre 1919 fu assassinato, proprio davanti casa, con due colpi di fucile. Il corpo del marito, coperto di sangue, le cadde addosso. Rimase vedova con una figlia, Caterina, di 4 anni. “Con l'intitolazione delle strade e il calendario della memoria la Camera del Lavoro - dichiara il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo -vuole rinsaldare la memoria del movimento sindacale e di quanti hanno lottato per il diritto al lavoro attraverso l'occupazione delle terre, rimettendoci la vita. Per noi questa è l'antimafia militante del mondo del lavoro, un movimento – aggiunge Campo - composto da migliaia di uomini e donne in prima fila, come Maria Vallone e Francesca Serio, che rivendicavano il lavoro come forma di emancipazione, diritti, giustizia e libertà. Maria Vallone ha rappresentano questo impegno, che noi vogliamo ricordare. Dopo la morte del marito reagì energicamente, fece comizi, denunciò per tutta la vita gli assassini del marito, senza mai smettere di lottare per chiedere verità e giustizia.”.  
    “Con Maria Vallone – aggiunge Dino Paternostro, dipartimento Legalità Cgil Palermo - ricordiamo una donna coraggiosa, una delle tante donne coraggiose della Sicilia, che non si chiuse nel suo dolore per l'assassinio del marito. Una donna che, per amore, sfidò la sua famiglia d'origine e per amore del suo compagno e della giustizia sociale si batté contro la mafia. Abbiamo recuperato una sua intervista degli anni '70 a Radio Prizzi Alternativa, dove ancora con voce ferma accusa la borghesia mafiosa degli assassini di Giuseppe Rumore e Nicolò Alongi. Una voce che ancora oggi dà coraggio e forza a chi si batte per i diritti e per una Sicilia migliore”.
      La storia tra Maria Vallone e il sindacalista Giuseppe Rumore, segretario della Lega per il miglioramento e della sezione socialista di Prizzi, allievo di Nicola Alongi e a capo del movimento per l'occupazione dei latifondi, era stata contrastata dai parenti di lei. Maria Vallone, impegnata anche lei nel movimento contadino, si sposa con Rumore in seconde nozze, dopo un primo e brevissimo matrimonio imposto dalla famiglia. 
     Racconta il nipote Michelangelo Salamone: «Per coronare il suo sogno, Maria aveva dovuto sopportare le ire della madre, che il giorno del matrimonio con Rumore non si presenta in chiesa e fa suonare a lutto le campane del paese. E quando la madre rimase vedova e decise di emigrare in America con gli altri otto figli, in cerca di futuro, Maria rimase a Prizzi per amore del marito. Alla morte di Rumore – aggiunge Salamone – Maria Vallone non si rintanò nel dolore ma continuò a chiedere giustizia negli incontri pubblici organizzati dalla Lega e a essere sempre testimone di impegno sindacale. Rimasta vedova, potè contare sul sostengo degli operai della Orcel di Palermo, che organizzarono un'azione in suo favore”. 

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