giovedì 28 marzo 2019

Boom di Comuni sciolti per mafia in Sicilia: toccata quota dieci


CLAUDIO REALE
Il Consiglio dei ministri dà lo stop alle elezioni e l’invio dei commissari a Mistretta e a San Cataldo. Un’escalation inedita dal 1993 a oggi
Tre casi in tre mesi scarsi, l’inizio d’anno peggiore da un quarto di secolo a questa parte. Il commissariamento dei Comuni di San Cataldo e Mistretta ( nel Nisseno il primo, nel Messinese il secondo) deciso ieri dal governo Conte porta a dieci le amministrazioni sciolte per mafia nell’Isola e fa di questo scorcio di 2019 il trimestre con più commissariamenti in Sicilia dal caldissimo 1993, quando alla fine le amministrazioni decadute furono nove in un solo anno. Per capire la portata del fenomeno, basta citare un dato: l’anno scorso sono stati commissariati in tutto cinque Comuni siciliani, mentre nei tre anni precedenti si è viaggiato al ritmo di due ogni dodici mesi. Adesso si marcia con un commissariamento al mese. 
Ieri, dunque, è stata la volta di Mistretta e San Cataldo, che seguono di un mese il caso di Pachino: il Comune del Messinese viene sciolto dopo l’inchiesta "Concussio", che ha portato in carcere per tentata estorsione un consigliere comunale, mentre in quello della provincia di Caltanissetta l’ispezione prefettizia è arrivata dopo l’indagine "Pandora", che ha acceso i riflettori sui rapporti fra mafia e politica che avrebbero condizionato gli appalti, a partire da quello per la raccolta dei rifiuti. In entrambi i centri si sarebbe dovuto votare fra un mese, e in queste settimane la campagna elettorale era andata avanti in un’atmosfera surreale, con lo spettro dello scioglimento nell’aria e nessuna notizia ufficiale dal Consiglio dei ministri: adesso, invece, le sorti dei due Comuni saranno affidate per almeno un anno e mezzo a tre commissari che sostituiscono giunta e Consiglio comunale, e dunque si tornerà al voto non prima dell’autunno del 2020.
Il punto è che la lista delle amministrazioni sciolte per mafia, in Sicilia, non raggiungeva da anni dimensioni così grandi. L’associazione Avviso pubblico, che si occupa proprio della resistenza degli enti locali contro le infiltrazioni criminali, raccoglie un archivio di tutti i casi — compresi quelli approdati in Consiglio dei ministri e poi archiviati — a partire dal 1991: attualmente i commissari gestiscono le sorti di 50amministrazioni in tutta Italia, e 10 di queste si trovano in Sicilia.
Si tratta di Borgetto, Castelvetrano, Camastra, Bompensiere, Trecastagni, Vittoria, San Biagio Platani e Pachino. Nei primi due centri — sciolti già nella primavera del 2017, e poi raggiunti anche da una proroga del commissariamento — si tornerà al voto fra un mese: una consultazione che, però, nel caso di Castelvetrano è stata turbata nei giorni scorsi dall’inchiesta sulla " superloggia" che avrebbe condizionato la politica regionale, e che ha spinto il presidente della commissione Antimafia regionale Claudio Fava a chiedere un ulteriore rinvio del voto. Per un elenco, quello dei Comuni commissariati, che in Sicilia ha ricominciato a crescere. E che non teneva questo ritmo dal terribile 1993.
La Repubblica Palermo, 28 marzo 2019

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