venerdì 22 febbraio 2019

Palermo, il monito di Lorefice: "Mafiosi e condannati fuori dalle confraternite"

Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

di ANNA SAMPINO 
Fuori i malavitosi, i mafiosi e i massoni dalle Confraternite della Chiesa: è il monito dell'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che ha pubblicato un decreto in cui stabilisce che non possono fare parte delle confraternita coloro che si sono macchiati di reati di stampo mafioso, che appartengono ad associazioni segrete contrarie ai valori evangelici, come la massoneria, così pure i condannati "per delitti non colposi con sentenza passata in giudicato".

"I confrati che siano interessati da provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale, decadono dalla loro condizione di confrate - si legge nel decreto -, fino all’accertamento giudiziario della loro condizione".
La Chiesa di Palermo apprezza e valorizza la realtà delle Confraternite, tuttavia, si legge nella premessa al decreto: "Ciò non toglie come accanto ad esperienze positive e incoraggianti - scrive Lorefice - si collochino anche imbarazzanti e inaccettabili tentativi di fare delle Confraternite centri di una pratica fintamente religiosa per puro esibizionismo e folkrorismo, di esercizio di potere e, perfino, un alibi per persone di dubbia moralità sociale ed ecclesiale".
Sui casi di infiltrazioni mafiose, sottolinea: "È infatti intrinsecamente inconciliabile l'agire malavitoso, tanto più che i ranghi di società di stampo mafioso, e l'appartenenza ad una delle tante nostre Confraternite che perseguono i fini apostolici propri della Chiesa".
"Il fenomeno, tutt’altro che trascurabile, esige attenta valutazione e severa vigilanza da parte dell’autorità ecclesiastica".
Il decreto, entrato in vigore con la sua pubblicazione, stabilisce che chi voglia far parte delle confraternite riconosciute dalla Diocesi, in particolare chi è chiamato ad assumere ruoli di responsabilità (consigli direttivi per esempio) dovrà presentare il certificato generale e il certificato dei carichi pendenti del casellario giudiziale, che attestino una fedina penale pulita.
L'arcivescovo ricorda la lettera dei Vescovi di Sicilia, dal titolo “Convertitevi!”, ribadito lo scorso maggio in occasione del venticinquesimo anniversario dell'appello di Giovanni Paolo II, nella Valle dei Templi di Agrigento, dove si riafferma l’inconciliabilità "di chi si affilia alle organizzazioni mafiose, pur continuando a farsi quotidianamente il segno della croce e a frequentare la messa domenicale, oltre che le processioni patronali e le riunioni confraternali, senza però avvertire in tutto ciò alcuna contraddizione".
Ancora, nel decreto Lorefice fa riferimento alla visita di Papa Francesco a Palermo, il 15 settembre scorso, in occasione dei 25 anni dall'omicidio di Padre Pino Puglisi, ucciso per mano mafiosa.  Nell’omelia pronunciata al Foro Italico, Bergoglio affermava: "Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle! Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte".
Giornale di Sicilia, 22 febbraio 2019

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