mercoledì 23 gennaio 2019

Il blitz di Palermo. I piani dei vecchi nuovi boss che corteggiano la città bene


SALVO PALAZZOLO
Due capimafia saltano il fosso e svelano ruolo e relazioni dei rampolli di Greco e Lo Piccolo Il progetto di un vertice tutto palermitano. Lo Voi: " Indagini sui legami extra- Cosa nostra"
La chiave per capire cosa sta accadendo oggi a Palermo è nelle parole del procuratore capo Francesco Lo Voi. Dice: «I due nuovi collaboratori di giustizia, Francesco Colletti e Filippo Bisconti, fino a un mese fa componenti della Cupola mafiosa, hanno conoscenze anche fuori da Cosa nostra. In questa direzione, non soltanto all’interno dell’organizzazione, si muoveranno le indagini nelle prossime settimane, nei prossimi mesi». Sono parole che danno un significato molto particolare ai sette fermi eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo e dalla squadra mobile. E illuminano le figure dei principali arrestati: Leandro " Michele" Greco e Calogero Lo Piccolo. Il nipote del "Papa" della mafia era il capo del mandamento di Ciaculli, il figlio del re del pizzo comandava invece a Tommaso Natale. Gli eredi di una Cosa nostra che ha fatto delle relazioni nella città cosiddetta "bene" un vessillo. Ma quali relazioni insospettabili avevano i nuovi padrini della Cupola?

Bisogna partire da loro. Dai vecchi nuovi boss. E dalle loro ultime mosse per le strade di Palermo. Il provvedimento firmato dalla Direzione distrettuale antimafia racconta di un vortice di incontri fra i boss. Soprattutto per dare forma all’organismo di governo di Cosa nostra. Il cuore delle scelte. E delle relazioni.
Il 29 maggio
«Fu Michele Greco a invitarmi, mi fece sapere che all’appuntamento dovevano partecipare i capi mandamento di Palermo» . Il primo a saltare il fosso, dopo l’operazione "Cupola 2.0" dei carabinieri, è stato Colletti, boss di Villabate. «Giovanni Sirchia mi diede appuntamento in viale Michelangelo, all’altezza di Mondo Legno. Da lì siamo andati con il suo Sh a Baida, in alcune strade di campagna» . Colletti ha parlato di una «casa molto vecchia» . Racconta: «Io sono salito al primo piano, c’era un tavolo imbandito con dei dolci... ho trovato Settimo Mineo seduto, Michele Greco che era già a tavola, Gregorio Di Giovanni... dopo una mezz’oretta è venuto Calogero Lo Piccolo».
Anzitutto si discusse di «regole». «Michele Greco prendeva spesso la parola dicendo: "Dobbiamo fare le cose serie, dobbiamo organizzarci in modo che solo noi che ci riuniamo e ci riuniremo dobbiamo sapere le cose"» . Greco puntava a un organismo più ristretto di rappresentanza. «Un organismo palermocentrico — sintetizza il procuratore aggiunto Salvatore De Luca, che coordina il pool antimafia di Palermo — dominato da due o tre figure. Con l’esclusione dei cosiddetti paesani, ovvero i rappresentanti della provincia» . Il regista della manovra era il giovane Greco, sostenuto dall’anziano della Cupola, Settimo Mineo, e dal capo di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni.
«L’obiettivo era rimettere ordine», prosegue Colletti. Anche per evitare omicidi non autorizzati. Le teste pensanti di Cosa nostra puntavano a una vera e propria strategia. «La prossima riunione si sarebbe dovuta fare verso settembre, ci doveva pensare Mineo» . Dunque, in zona Pagliarelli. «Ma poi l’incontro fu rinviato».
Intanto, prima e dopo le riunioni plenarie, c’erano incontri ristretti. «A inizio luglio mi sono visto con Greco», ha aggiunto Colletti. L’incontro fu fissato in un magazzino vicino alla chiesa della Magione. «C’erano pure Bisconti, Salvatore Sciarabba (mafioso di Belmonte, ndr) e Salvatore Pispicia (boss di Porta Nuova, ndr)».
Pentiti da record
All’incontro della Magione ci fu quasi uno scontro fra Greco e Bisconti. Al reggente di Misilmeri non andava davvero giù il progetto di riorganizzazione "palermocentrica" di Greco. «Il 29 maggio Bisconti non si era neanche presentato alla riunione della commissione — spiega il procuratore aggiunto De Luca — segno di un chiaro dissenso». Lo aspettarono due ore prima di iniziare. «Poi dissi che temevo di essere seguito dalle forze dell’ordine, così mi giustificai» . Bisconti parla da un decina di giorni con i magistrati di Palermo. E anche lui è un fiume in piena di nomi, incontri e affari. È lui il vero colletto bianco di Cosa nostra: laureato in Architettura, faceva soprattutto l’imprenditore, era spesso nella "Birroteca Spillo" gestita dai suoi familiari in cortile San Giovanni degli Eremiti, uno dei locali più rinomati della città. È la bella vita dei mafiosi 2.0, che in carcere hanno resistito poco. «Fa freddo in cella», ha detto l’architetto dei clan. Colletti invece ha parlato per salvarsi la vita: i suoi racconti sulla Cupola fatti all’autista e intercettati dai carabinieri lo avevano posto in una condizione davvero spiacevole davanti ai suoi complici. Meglio saltare il fosso. Il procuratore Lo Voi lo ribadisce: «Le indagini hanno dimostrato che qualunque riorganizzazione tentata nel tempo è fallita. Il futuro non è lì, devono capirlo gli uomini di Cosa nostra».
Summit e incontri
Gli uomini di Cosa nostra. Sono tanti quelli emersi nelle ultime indagini. Legati soprattutto a Greco e a Lo Piccolo, che si incontravano in modo discreto in un’abitazione di Partanna Mondello. Lo Piccolo preferiva invece il rimessaggio di Barcarello per parlare con Settimo Mineo e con i suoi fedelissimi.
La Repubblica Palermo, 23 gennaio 2019

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