lunedì 7 gennaio 2019

Corleone, sussidio di povertà alla moglie del boss Lo Bue. I servizi sociali dicono sì, il sindaco blocca la pratica


Il boss in carcere Rosario Lo Bue. La moglie ha chiesto il reddito
di inclusione al comune, ma il sindaco ha bloccato la pratica
di SALVO PALAZZOLO
Dopo la denuncia di Repubblica, Nicolosi avvia un'indagine interna. “Il via libera all'Inps dato a mia insaputa, mafiosi fingono indigenza"
La signora Maria Maniscalco, la moglie del capomafia di Corleone Rosario Lo Bue, il signore degli appalti fedelissimo di Binnu Provenzano, sostiene che la sua famiglia viva al limite della povertà. Per questa ragione, il 25 novembre scorso ha presentato domanda al Comune per accedere al reddito di inclusione, che prevede un sostegno per le famiglie con Isee inferiore a 6.000 euro. La pratica è andata avanti speditamente, il servizio Politiche Sociali del Comune di Corleone ha dato il via libera all’Inps, a cui spetta l’erogazione del sussidio. Ma poi Repubblica ha scoperto il caso e ha chiesto notizie sul caso al neo sindaco Nicolò Nicolosi: “Non ne so nulla – ci ha detto – fatemi verificare cosa è accaduto”. E la verifica ha lasciato sorpreso anche il primo cittadino.
“Ho scoperto – ci ha raccontato – che qualcuno dal servizio sociale del Comune ha addirittura telefonato alla signora Lo Bue per informarla che la domanda non era corretta, perché era stato inserito nel nucleo familiare il marito, attualmente detenuto. Così la signora ha presentato una seconda istanza”. E poi dicono che la pubblica amministrazione non è vicina al cittadino.
Il sindaco annuncia l’apertura di un’indagine interna: “Grazie alla segnalazione di Repubblica ho appreso dell'esistenza di questa pratica, che ho subito provveduto a bloccare. Adesso faremo le opportune verifiche, sorge spontaneo il dubbio che la famiglia di un mafioso non sia proprio nullatenente”.

Era la stessa strategia dei familiari di Totò Riina, la figlia del capo dei capi aveva anche provato a chiedere il bonus bebè ai commissari che hanno retto il municipio dopo lo scioglimento per mafia. Ma è arrivato un no deciso. I familiari dei boss di Corleone hanno ancora dei tesoretti a cui attingere, probabilmente sono affitti di immobili gestiti da prestanome.
La Repubblica, 7 genn 2019

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