domenica 30 dicembre 2018

Palermo. Il boss mafioso fa il capo della confraternita


Giuseppe Bonanno, dipendente dell’Accademia di Belle arti, è il superiore della "San Giuseppe" di Misilmeri Arrestato nel blitz "Cupola 2.0", la Curia lo sospende. Alla Zisa la cosca sceglieva il fioraio per la processione
Il 4 dicembre, è finito in carcere con i 45 accusati di essere i rappresentanti della nuova Cosa nostra. Giuseppe Bonanno, assistente amministrativo dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo, è ritenuto uno dei mafiosi più attivi della cosca di Misilmeri. Una notizia choc, perché Bonanno è il " superiore" della Venerabile Confraternita di San Giuseppe, la più antica della cittadina in provincia di Palermo. La Curia è già intervenuta. Con un provvedimento di sospensione firmato dal neo presidente del Centro diocesano della confraternite, Maurizio Puleo, e dal delegato dell’arcivescovo, padre Giovanni Cassata. «È stato il mio primo atto dopo l’insediamento — dice Puleo — un atto dovuto dopo aver appreso la notizia dell’arresto dai giornali, un provvedimento anche a tutela di Bonanno, così potrà difendersi meglio».

Una nuova spina nel fianco della Chiesa palermitana. Il tema delle infiltrazioni mafiose nelle sacrestie continua ad essere di grande attualità. Nel fermo disposto dalla procura c’è pure un secondo episodio molto significativo: riguarda le raccomandazioni dei boss per la fornitura dei fiori durante la processione per la festa della Madonna della Mercede, una manifestazione molto popolare a Palermo, che si snoda per le vie del mercato del Capo.
Il "superiore" di Misilmeri
I magistrati definiscono Bonanno un " sodale qualificato" del clan di Misilmeri, « in grado di intrattenere contatti diretti con il capomandamento e di conoscere tutte le questioni di rilievo mafioso oggetto di dibattito » . Secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo Investigativo, il superiore della Confraternita di San Giuseppe sarebbe stato l’uomo più fidato del capomafia Salvatore Sciarabba, il suo postino per i messaggi riservati. I mafiosi della cosca lo chiamavano con il nome con cui è conosciuto in paese, Andrea. « È educato, rispettoso — dicevano di lui — però ha i suoi limiti». La base della famiglia non sopportava l’eccessiva riservatezza di " Andrea". « Si spaventa a farsi vedere » , sussurravano, e una microspia intercettava. Il clan pretendeva maggiore velocità nelle comunicazioni con il capo del mandamento. « Se ci deve dire qualche cosa, perché quello ha chiesto, avanti che ci va... perché si spaventa a farsi vedere » . E con tono ironico chiamavano Bonanno " il signorino", o anche " una brava persona".
I fiori per la Madonna
Al mercato del Capo, ci fu invece un gran fermento l’anno scorso, in occasione della festa per la Madonna della Mercede. L’incarico affidato al fioraio Vitale Sardina era stato messo in discussione da alcuni appartenenti alla Confraternita delle Anime Sante di piazza Ingastone, che avrebbero voluto affiancargli un loro fidato. Questo sembra emergere dalle intercettazioni dei carabinieri. Di sicuro, Sardina protestò prima con il boss Francesco Pitarresi, poi con il capo del mandamento di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni, arrestato nell’ultimo blitz della Direzione distrettuale antimafia. «Gli ho detto — spiegava il fioraio a Pitarresi, riferendo lo sfogo avuto con il suo capo, Di Giovanni — " Io l’ho pagata. Di cosa stiamo parlando", gli ho detto. Lui stunò. Gli ho detto: "Ma che gli pare che mi vengo a buttare negativo con lei e gli racconto minchiate? Intanto, passo per un pezzo di merda, e poi non mi posso permettere mai"» . Il fioraio ribadiva al capo mandamento di essere " a posto" con il clan, perché evidentemente aveva pagato il pizzo per avere quel lavoro in occasione della processione. E chiedeva di essere difeso « dai confrati che si scartano i fiori » . Citò «il fratello di Stefano» , Antonino. Chi è Stefano? Il boss Stefano Comandè è l’ex superiore della Confraternita delle Anime Sante, venne arrestato nel 2014 e dopo un’inchiesta di Repubblica la confraternita di piazza Ingastone fu sciolta dall’allora cardinale Paolo Romeo. Ma, evidentemente, i Comandè pretendono ancora di avere voce in chiesa. Ci ha pensato il nuovo capomandamento, Gregorio Di Giovanni, a tenerli a bada. Alla processione, il padrino fece lavorare solo il suo fidato fioraio.
- s.p.
La Repubblica palermo, 30 dic 2018

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