mercoledì 5 dicembre 2018

A Palermo oggi la prima delle 19 "vie dei diritti" intitolata a Giuseppe Puntarello

Un momento dell'inaugurazione di via G. Puntarello
Le strade dei sindacalisti. Intitolata oggi la prima delle 19 “vie dei diritti” a Giuseppe Puntarello nel quartiere Bonagia. Enzo Campo: “Palermo unica città a ricordare tutti i sindacalisti uccisi. Chiediamo verità e giustizia per i delitti impuniti dei nostri dirigenti che hanno dato vita al movimento antimafia”.
Palermo 5 dicembre 2018 – Intitolata oggi a Giuseppe Puntarello, segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia di Sicilia, vittima di mafia, la prima delle 19 “vie dei diritti” dedicate ai sindacalisti uccisi nel secondo dopoguerra. Largo del Camoscio da oggi si chiama via Giuseppe Puntarello. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il sindaco di Ventimiglia di Sicilia Antonio Rini, il comandante della polizia municipale Gabriele Marchese, il segretario Cgil Palermo Enzo Campo, i parenti di Puntarello, tra cui l'unica figlia rimasta, Alfonsina, di 92 anni, e altri familiari di vittime di mafia, esponenti del sindacato, dei partiti e dell'associazionismo.
“Con l'intitolazione di queste strade nel quartiere operaio di Bonagia rendiamo non solo omaggio al ricordo e alla memoria dei sindacalisti di un'epopea di scontri nelle campagne, ma ricomponiamo la grande famiglia della Cgil con gli insegnamenti che ci hanno lasciato – ha dichiarato il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo – Siamo grati all'amministrazione comunale. In un momento in cui la mafia si rinnova come dimostrano gli arresti di ieri, è un dovere sottolineare l'importanza della lotta contro la mafia. Palermo è l'unica città che ricorderà 39 dirigenti sindacali uccisi, per tenere viva la memoria di un movimento che ha fatto la storia della Repubblica. In questo si conferma città aperta, aperta ai migranti, alle tante vertenze, alla cultura. Noi oggi siamo qui per affermare la cultura del lavoro. Perché il lavoro, allora come oggi, resta il tema centrale, un lavoro dignitoso come forma di emancipazione contro la precarietà e lo sfruttamento”.
Il segretario della Cgil Palermo ha ribadito la richiesta di verità per i delitti dei sindacalisti, rimasti quasi tutti impuniti. “I nostri dirigenti uccisi non hanno avuto giustizia. Era un'altra la magistratura del tempo, questi omicidio finivano in un trafiletto sui giornali. Rivendichiamo la riapertura dei processi e che per questi nostri dirigenti, riconosciuti come vittime ed eroi da una giustizia sociale e storica, si possa arrivare a stabilire una verità giudiziaria, con l'attribuzione dei mandanti e degli autori degli omicidi”.
All'iniziativa è intervenuto il nipote Giuseppe Rizzo, figlio di Alfonsina, assieme ad altri familiari. “Il recupero della memoria di questi uomini, eroi loro malgrado, può avere una forza prorompente, in una fase in cui assistiamo ad una sorta di rimozione collettiva della nostra storia, recente e più remota, e con il ritorno di rigurgiti nazionalistici – ha detto Rizzo - Mio nonno si era schierato con i braccianti e i contadini poveri, che sognavano un futuro migliore. Oggi le tutele e i diritti per cui i nostri eroi si sono battuti sono molto compromessi. Ridare ai protagonisti di queste battaglie il posto che meritano nella storia è importante”.
“Con questa iniziativa e con la successiva pubblicazione del calendario della memoria, con cui compileremo schede complete di tutti i caduti nel movimento sindacale e contadino nella lotta contro la mafia – aggiunge Dino Paternostro, responsabile dipartimento Legalità e memoria della Cgil Palermo - intendiamo riscrivere un pezzo di storia d'Italia dal quale emerga con chiarezza il ruolo che ha avuto il movimento sindacale per la costruzione dello stato democratico in Sicilia e nella provincia di Palermo”.

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